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Sartori alla tre giorni dell´Ulivo al Pantheon: "Mediaset e Rai condizionate da chi comanda"
"Conflitto, referendum rischioso l'ultima speranza resta Ciampi"
"Non è un caso personale, sono in gioco le regole della democrazia"
"Se le televisioni berlusconiane si impegnano, sui quesiti si perde"
SILVIO BUZZANCA

 

da Repubblica - 27 giugno 2002


ROMA - Il Professore, il conflitto di interessi e la gente. Ovvero Giovanni Sartori che smonta pezzo a pezzo la legge Frattini in uno spicchio assolato di Piazza del Pantheon ribattezzato dall´Ulivo "Piazza Libertà". Ovvero il politologo che data per persa la partita parlamentare invita l´opposizione «a mettere Ciampi sulla graticola» per convincerlo a non promulgare la legge, a usare il suo potere di rinviarla alle Camere con messaggio motivato. Ovvero il sapere della cattedra, la verve toscana del docente e gli umori di quelli che affollano il gazebo della tre giorni di protesta del centrosinistra.
Eh sì. Perché fa caldo, ma la gente si ferma, ascolta, alza mano, vuole parlare. C´è l´elettore di Forza Italia che, emulo di Vito e Schifani, vuole sapere perché l´Ulivo non ha fatto la legge nella scorsa legislatura ed va via gridando «siamo maggioranza e facciamo quello che vogliamo». C´è il lettore del "manifesto", cortesemente fornito a Sartori per una rapida lettura, che, dopo lo scontro con Cofferati, vuole «appendere Fassino alla Colonna dell´Immacolata». C´è l´insegnante in pensione che «sì, va bene, 'sto conflitto di interessi è importante, ma la gente vorrebbe sentire parlare dei problemi della gente». C´è anche chi si interroga se è il caso di continuare in questa battaglia che ha il sapore di una guerra ad personam.
Sartori non è certo tipo da tirarsi indietro. Risponde a tutti, gira qualche domanda sulla sinistra a Gavino Angius, cerca di dimostrare come, alla fine, questo benedetto problema del conflitto di interessi è il sale della democrazia, ne è l´essenza. Tutto gira intorno al rapporto fra informazione e democrazia, spiega che «no, non è un caso personale. È un caso specifico di una questione personale. Non confondiamo la questione di Berlusconi con la questione delle regole democratiche». Me ne occupo da anni del problema generale, spiega il professore. Ma qui in Italia, continua, la vicenda ha assunto caratteristiche particolari che cercano di "normalizzare" con questa legge che, fra le tante cose, è incostituzionale perché vìola l´articolo 3 della Costituzione, quello sull´eguaglianza. Spiegazioni precise, condite da molte informazioni su come funziona il sistema negli Stati Uniti.
Ma il suo pensiero principale è sempre rivolto al Colle, al Quirinale. Del resto dice ridendo: «Quando addento un polpaccio mica lo mollo facilmente». E questa volta il polpaccio è quello nobile di Carlo Azeglio Ciampi. «Ogni giorno Ciampi dice che il pluralismo deve essere garantito. Allora non può poi firmare una legge che mette a rischio il pluralismo», dice fra gli applausi. Logica la conseguenza. Il Quirinale deve usare il suo potere di rinvio. «Se è ben fatto, un messaggio del Capo dello Stato dà molta noia. Se c´è bisogno - dice sorridendo - mi offro di scriverglielo io, gratis. Comunque, se il Capo dello Stato è disposto a fare questa battaglia, sono convinto che si può vincere». Sartori, invece, è più scettico sul referendum. «Qui - dice - conta la televisione, e se la tv berlusconiana è contro il referendum, si perde».