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AITSAM – Associazione italiana tutela salute mentale, Indagine conoscitiva sull'attuazione del PON, Tutela della salute mentale 98-2000, Osservazioni sulle proposte di legge n° 174 e n° 152 e n° 844.

PREMESSA
Ci sembra necessario tracciare, sia pur brevemente, un quadro della situazione generale dal punto di vista delle famiglie.
La risposta complessiva alla domanda di salute mentale è disomogenea e carente su tutto il territorio nazionale, la diffusione delle buone pratiche mediche, pure esistenti, è lenta e poco incoraggiata.
La normativa in vigore, se non del tutto ma in larga misura sufficiente, è scarsamente e limitatamente applicata; le strutture territoriali sono carenti ed inadeguate; il numero degli operatori è insufficiente; non ci sono sanzioni per le Regioni e le ASL inadempienti; gli Enti Pubblici non onorano gli impegni e le responsabilità che la normativa vigente attribuisce loro (disponibilità di strutture e quote di edilizia popolare).
Si è raggelato lo slancio etico e culturale della solidarietà, del rispetto della sofferenza e della diversità che pure avevamo intravisto.
E' in questo contesto, ci pare, che prende forma questa proposta di legge, la cui struttura complessiva sembra sostenuta più da esigenze/richieste di tipo sociale (contenimento/sicurezza) e familiare (esasperazione/delega) piuttosto che dai bisogni terapeutico-sanitari riconosciuti oppure espressi dai malati.

OSSERVAZIONI
L'obbligatorietà dell'internamento, così come la sospensione, richiesta da "chiunque ne abbia l'interesse", rappresenta emblematicamente la visione complessiva del progetto di legge che insiste, si occupa e si preoccupa esclusivamente della pericolosità e del controllo e mai della sofferenza, del diritto del malato, della sua complessità umana, psichica e spirituale
Il TSO non può che essere richiesto e revocato dal medico (di famiglia e psichiatra) poiché il trattamento sanitario ha finalità mediche.
Riteniamo comunque il TSO uno strumento "estremo", che provoca nella persona malata sentimenti di paura, angoscia, disistima e sfiducia. E' causa di stigma. Spesso è una resa terapeutica là dove è fallita la presa in carico e il progetto riabilitativo personalizzato non è stato realizzato.
Ovunque i servizi territoriali sono efficienti, il TSO si riduce vistosamente.
Di maggior interesse si prefigura invece il TSO territoriale.
L'uso di questi strumenti deve essere comunque limitato, controllato e regolamentato secondo i criteri di fondo della normativa vigente.
Riteniamo importante ed apprezzabile che la tipologia delle Strutture Residenziali per trattamenti terapeutico-riabilitativi (le CTRP come indicato nel PON) si preveda per fasce di età, fermo restando il numero di 12 persone e l'inserimento in contesti urbani (non ex OP) ed in luoghi separati dall'Ospedale e dal CSM.
Quale riabilitazione infatti si può attuabile in strutture affollate (50 persone), spersonalizzate, in un contesto socio-ambientale lontano dalla realtà, lontano dagli affetti, dal territorio di appartenenza e dalla dinamicità della vita quotidiana? In queste condizioni emarginanti, che riproducono la malattia (e il manicomio) piuttosto che la normalità, si escludono i nostri familiari dai più elementari diritti di cittadinanza, si rischia di sovrapporre alla cronicità spontanea anche quella dell'emarginazione, dell'istituzionalizzazione.
Ci chiediamo inoltre: se si ritiene che il servizio pubblico non sia in grado di dare risposte adeguate è pensabile che lo possa fare il privato?
Riteniamo invece urgente che nel servizio pubblico sia resa attiva la funzione di effettivo controllo sulla programmazione, sulla qualità, sulla spesa.
Infine, la gestione dei pazienti minorenni (bambini di 14 anni!), così come delineata, è in aperto contrasto con il PON e con qualsivoglia approccio orientato alla qualità, al rispetto della persona umana e della dignità.
Da buon ultimo, non per importanza, il tema della prevenzione, cardine di tutta la progettualità connessa alla salute mentale, citata nel titolo (p.d.l.174) e poi completamente ignorata nel testo, richiede strategie, fondi ed impegno.
Il progetto di legge n° 174 ci sembra vanificare tutto ciò che, se non perfetto sicuramente innovativo, è presente nei PON 94/96 e 98/00 ed in particolare nell'ultimo POR Veneto. Non si può tornare indietro! Non si possono cancellare le conquiste più illuminate degli ultimi decenni.

CONCLUSIONI
Prima di introdurre cambiamenti radicali nei Dipartimenti di Salute Mentale ci sembra più coerente:
· introdurre vincoli per l'applicazione della normativa in vigore (Progetti Obiettivo Nazionali e Regionali) associando a questi l'applicazione di sanzioni;
· valorizzare e diffondere i più avanzati PO Regionali e contestare i meno adeguati;
· attuare i patti per la salute mentale tra tutti i soggetti coinvolti e i molteplici attori (sanitari e sociali, pubblici e privati, Enti locali, Associazioni, risorse del territorio);
· sollecitare la Conferenza Stato - Regioni a rispettare gli impegni assunti attraverso il suo Presidente nella prima Conferenza Nazionale della Salute Mentale (Roma 10-12 gennaio 2001), in particolare il vincolo del 5% del budget aziendale alla salute mentale;
· realizzare tutte le strutture intermedie previste che consentono al sofferente psichico di vivere nel territorio di appartenenza;
· attuare tutte le strategie di promozione e prevenzione della salute mentale;
· promuovere e incentivare concretamente le buone pratiche mediche;
· ribadire il diritto inalienabile dei sofferenti psichici alla riabilitazione (relazionale, sociale, lavorativa);
· sollecitare i Servizi affinchè gli aspetti clinici, farmacologici, terapeutici e sociali siano fortemente integrati; i progetti terapeutici personalizzati siano elaborati assieme alla persona interessata, condivisi con la famiglia e dinamicamente monitorati e modificati, tali da rendere le persone consapevoli e coinvolte nel proprio processo di guarigione;
· promuovere una politica sociale che valorizzi le Cooperative di tipo B e la formazione sul campo di operatori tecnici dell'azienda sociale.

Roma, 5 febbraio 2002