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Politica dei servizi sociali - Formazione
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Fondazione Vita Vitalis
PERCORSO FORMATIVO RIVOLTO A VOLONTARI, FAMILIARI CARE-GIVER, PERSONALE DI ASSISTENZA FAMILIARE
Corso a cura di Luciana Quaia, 2006
E’ in costante aumento il numero di anziani che a fronte di parziali o totali disabilità permangono al proprio domicilio e chiedono aiuto a reti parentali e a servizi socio-sanitari flessibili.
Prendersi cura di una persona anziana, in questo caso, significa accompagnarla nell’esperienza del dolore, della malattia, della dipendenza. Ciò ha dei costi: la condizione patologica infatti può provocare nel sistema familiare pesanti ripercussioni sul piano relazionale, comunicativo e affettivo-psicologico, generando situazioni di conflitto e di peso psichico non indifferenti.
La figura del volontario può integrare l’impegno della famiglia e favorire lo sviluppo di forme di socializzazione allargata che migliorano la qualità della vita di tutto l’ambito familiare.
Sentirsi avvicinato da persone che gratuitamente donano il proprio tempo alla vita degli altri favorisce l’uscita dall’isolamento dell’anziano “fragile” e ne sottolinea il profondo bisogno insito in ogni essere umano, che è quello di essere riconosciuto dagli altri e poter sviluppare relazioni anche nei momenti più difficili della propria esistenza.
Ma il volontario può a sua volta trovarsi inserito in un contesto in cui fatica a capire modelli gestionali e relazionali attivati dai singoli componenti della famiglia. Analogamente può incontrare complicazioni nel riuscire a sostenere “comunicazioni difficili” con la persona affiancata (anziano depresso, invalidità grave, paura della morte).
Accanto al familiare, inoltre, è possibile trovare in forma sempre più diffusa la presenza di operatori privati a pagamento (badanti), che comporta un ulteriore sforzo di attenzione, integrazione e scambio comunicativo sugli obiettivi da perseguire.
Diventa pertanto importante offrire percorsi formativi a tutti i protagonisti del lavoro di cura:
- ai volontari, affinché mantengano inalterata la loro motivazione alla relazione di aiuto, scelta non per professione ma per impegno sociale
- ai familiari, affinché trovino uno spazio adeguato per rielaborare situazioni di tensione e di disagio
- agli assistenti familiari, affinché possano riflettere non tanto sul “saper fare la cura”, ma piuttosto sul “saper essere, saper stare con chi soffre” (accoglienza, ascolto, lettura del bisogno nascosto, flessibilità, integrazione).
- approfondire il tema dell’anziano “fragile” sotto il profilo psicologico
- considerare le trasformazioni che accadono all’interno del sistema familiare (cambiamenti organizzativi, inversioni di ruolo, gestione dei momenti di crisi) per comprendere meglio i significati delle comunicazioni tra i differenti membri della famiglia
- offrire un punto di riflessione sulle modalità di ascolto empatico
- considerare le possibili forme di integrazione fra i diversi attori che intervengono nel lavoro di cura domiciliare
- Il problema di invecchiare: l’anziano che ha bisogno di aiuto.
Una lettura psicologica con particolare riferimento alle sue risorse personali, familiari, sociali
- Come reagisce il malato, come reagisce il familiare: la comunicazione e modalità per migliorarne l’efficacia nei momenti critici
- Ascoltare, ascoltarsi: conoscere e riconoscere i propri pensieri e le proprie emozioni nel rapporto con l’altro
- Anziano, famiglia, volontari, personale di assistenza: quale possibile integrazione tra i diversi tipi di approcci ed interventi (socio-assistenziali, relazionali, familiari)?
Compatibilmente al numero e alla tipologia dei partecipanti, saranno alternati momenti di formazione teorica classica di tipo frontale a momenti di lavoro di gruppo con successiva elaborazione plenaria.
5 incontri nel 2006
Strumenti richiesti
- lavagna luminosa per proiezione lucidi
- lavagna a fogli mobili con pennarelli
- fogli bianchi formato A4
- eventualmente televisione con videoregistratore per proiezione cassette (da confermare)