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JOHN LEWIS
Album - ricordo a cura di p.ferrario@tin.it
| Discografia |
02/04/2001
E'
morto John Lewis, fondatore del Modern Jazz Quartet
Un altro grande del jazz se
n'è andato. John
Lewis, pianista e fondatore del Modern
Jazz Quartet, è morto giovedi scorso all'età di ottant'anni. Era nato a
LaGrange, nell'Illinois, nel 1920, ma era cresciuto ad Albuquerque, Nuovo
Messico. Era rimasto attivo sino all'ultimo e i tanti appassionati italiani
avevano potuto ammirarlo l'estate scorsa a Umbria Jazz, dove aveva presentato
una sofisticata, elegante sintesi di musica classica e di tradizione
americana, tra Bach e il blues, un set di un'ora di brani brevi, tra
cui Django, la splendida Trieste, Two
Degrees East, Three Degrees West, insieme a classici come I
Remember April, I Loves You Porgy e What Is
This Thing Called Love.
Era entrato nel jazz
durante gli anni del Secondo Conflitto Mondiale, quando sotto le armi incontrò
il batterista Kenny Clarke. Stimolato da Clarke, dopo il congedo dall'esercito
si era trasferito a New York, andando a rimpiazzare nientemeno che
Thelonious Monk nella band di Dizzy Gillespie. Prima di formare il Modern Jazz
Quartet nel 1952, aveva suonato anche con Charlie Parker, Lester Young ed Ella
Fitzgerald. Ebbe quindi inizio l'avventura col vibrafonista Milt
Jackson (scomparso nel novembre 1999), col bassista Percy Heath e con Kenny
Clarke, naturalmente alla batteria. Nasceva così il Modern Jazz Quartet, protagonista
di una vicenda partita negli anni Cinquanta e praticamente mai interrottasi sino
alla fine dei Novanta.
Nel 1955 Clarke si trasferì
a Parigi e fu rimpiazzato da Connie Kay. Da quel momento Kay sarebbe stato il
batterista del quartetto sino alla sua morte, avvenuta nel 1994. John Lewis è
stato il principale autore e arrangiatore del repertorio del Modern Jazz Quartet,
di cui si ricordano soprattutto le già citate Django e Two
Degrees East, Three Degrees West. E fu sempre lui a convincere i
compagni a indossare eleganti abiti da sera per rafforzare l'immagine del jazz
come forma d'arte.
Sebbene il quartetto fosse
influenzato pesantemente dalla cultura "classica" di Lewis, non mancò
di radicarsi fortemente nel be bop, riservando profonda attenzione
all'improvvisazione e a un più sofisticato stile ritmico. "Per me - aveva
dichiarato Lewis in un'intervista rilasciata all'Associated Press nel 1999 -
l'improvvisazione è uno degli aspetti più eccitanti del fare musica. Non ci
sono confini. Se hai abbastanza immaginazione, non ti devi mai ripetere".
Lo stile pianistico di John
Lewis era chiaramente influenzato da Count Basie, ma per esprimersi come solista
egli dava molto più peso al silenzio che alle note suonate. Fu quell'approccio
che contribuì a fare del Modern Jazz Quartet l'emblema del cool jazz
nell'immaginario degli amanti del genere. La lunga carriera non ha impedito ai
membri del quartetto di mantenere un percorso individuale. In particolare, John
Lewis ha insegnato musica ad Harvard e al City College di New York, oltre ad
aver fondato alla fine degli anni Cinquanta la Lenox School of Jazz nel
Massachussetts. (p.g.)
(2 aprile 2001)
Pianista, compositore e
arrangiatore americano (La Grange, Illinois, 3-5-1920).
Cresce ad
Albuquerque (New Mexico), dove studia musica e antropologia e impara a suonare
il piano. Ma sarà solo dopo il servizio militare, durante il quale conosce
Kenny Clarke, che diverrà musicista professionista. Su suggerimento di Clarke,
Gillespie lo ingaggia nella sua big band (1946-48), dove succede a Thelonious
Monk. Per Gillespie compone Toccata For Trumpet, che sarà eseguita alla
Carnegie Hall (1947). Tournée in Europa con la big band (come pianista e
arrangiatore di qualche brano); Clarke e Lewis si fermano un pò di tempo a
Parigi, dove il pianista prende qualche lezione da Germaine Tailleferre e
collabora con Tony Proteau
Negli
Stati Uniti suona con Charlie Parker (1947, 1948), Illinois Jacquet (1948-49),
il nonetto di Miles Davis (che interpreta due suoi arrangiamenti: Rouge e Move),
Lester Young (1950-51); partecipa a incisioni di J.J. Johnson, Zoot Sims, King
Pleasure e, nel 1951, comincia a esibirsi con il Milt Jackson Quartet,
completato da Ray Brown, Percy Heath e Kenny Clarke e che diventerà, sotto la
sua direzione musicale, il Modern jazz Quartet. Nel 1955 Connie Kay rimpiazza
Clarke, ma la formula e l'organico del gruppo resteranno invariati fino al 1988.
Oltre che col MJQ, Lewis si esibisce e registra sempre come pianista, in trio,
ma talora avvalendosi di una formazione classica. Uno dei principali iniziatori,
insieme a Gunther Schuller, della Third Stream, verso la metà degli anni '50,
partecipa alla fondazione della Jazz And CIassical Music Society, e della
Orchestra USA (1962-66), due orchestre dall'organico variabile ma che hanno in
comune la caratteristica di essere composte da musicisti indifferentemente
capaci di suonare jazz e di leggere una partitura classica. Sempre più attratto
dall'insegnamento, organizza a Lenox (Massachusetts) una scuola estiva di jazz.
È anche consulente musicale del Festival di Monterey (1958-82). Sciolto il MJQ
nel 1974, nel 1977 accetta un incarico di insegnamento al New York City College.
Da questo momento inizia ad accumulare una serie di titoli accademici
conferitigli da varie università e conservatori. Nel 1981, si rimette alla
guida del quartetto e contemporaneamente comincia a incidere una serie di
capolavori del repertorio pianistico classico (come il Clavicembalo ben
temperato di J.S. Bach, conseguenza logica di "Blues On Bach" che
aveva registrato nel 1974.Accompagnatore molto richiesto, ha inciso anche con
Ben Webster, Charles Mingus, Clifford Brown, Coleman Hawkins, Dave Lambert,
Sonny Rollins, Stan Getz e Sonny Stitt (con Gillespie) e, mostrandosi
eccenzionalmente aperto a incontri ed esperimenti, con Barney Wilen e Sacha
Distel (1956), Albert Mangelsdorff (1962), Helen Merrill (1976), in duo con
Christian Escoudé (1978), Hank Jones (1979).
Pianista
della nota (la definizione è di Jacques Réda), secondo una logica dello
staccato e un minimalismo efficace alla Count Basie (dietro il quale s'intravvede
l'ombra di Thelonious Monk), John Lewis è prima di tutto, sia come arrangiatore
che come strumentista, un grande- stilista, nell'ambito del MJQ s'intende, ma
anche all'esterno di esso, al punto che anche quando suona da solo non si riesce
a immaginarIo separato da quel contesto. Questo innamorato maniaco, questo
sognatore accanito Della forma precisa, perfetta, scolpita nella luce e nel
silenzio, scintilla delicata che sprizza, brilla e ondeggia un istante tra cielo
e terra, è al tempo stesso, il che non guasta affatto, un delicato
improvvisatore, dotato di notevole swing, più preso dal malinconico tormento
del blues che dai preziosismi barocchi che servono da sfondo - da trompe-l'oeil
- alle sue feste eleganti. Puntiglioso e incisivo, scarno e levigato, lo stile
di John Lewis, con quella sua arte di ricamare eleganti trine melodiche in cui i
vuoti predominano sui pieni, è uno dei più stimolanti che esistano, sferzante
e in fondo irriverente, dietro l'apparenza di una finezza squisita e quasi
caricaturale, di un'estrema civiltà, di un'immensa eleganza. Ma si badi: la
leggerezza e la grazia, in questo caso, non sono virtù tranquille, ma segni di
un'effervescenza irresistibile. - P.C. & J.-L.C.
Oltre a
tutti i dischi del MJQ:
'Round
About Midnight (D. Gillespie, 1948)
Rouge
(M. Davis, 1949)
Neenah
(L. Young, 1951)
Swedish
Schnapps (C. Parker, 1951)
Two
Degrees East, Three Degrees West (1958)
Improvised
Meditations & Excursions (1959)
Delaunay's
Dilemma (1960)
An
Evening With Two Grand Pianos (con H. Jones, 1979)
That
SIavic Smile (1982)
J.S.
Bach Preludes And Fugues (1984).
Di lui ho anche due ricordi personali, inscritti nella mia memoria biografica.
Il 29 maggio del 1998 lo abbiamo visto suonare, a due metri di distanza, al Teatro Olimpico di Vicenza.
Mi sono commosso fino alle lacrime a sentirmi così vicino ad uno dei fondatori di un genere interno della musica jazz.
Gigantaggiava sul palco. Guardava il pubblico timidamente. Mettendosi al suo servizio. Piano solo. Pochi foglietti e poi a cesellare le note in quell'ambiente straordinario.
Riuscii anche ad ottenere il suo autografo:

La stessa sera suonò anche Richard Galliano con Jean Luc Capon, che poi ri-incontrammo il giorno dopo per le vie di Vicenza. Mai potrò dimenticare Come Capon si guardava intorno al Teatro Olimpico. Consapevole di essere in un luogo mitico.


Poi lo rivedemmo (questa volta più da lontano) e risentimmo all'Umbria Jazz del 2000.
Qui riporto le annotazioni di Luciana:



Cosa potrei desiderare di più dalla vita, avendo potuto fare questa esperienza?
Le mie Antologie musicali


