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il caso
L´Istituto Cattaneo valuta l´affluenza nel 18% dei voti di centrosinistra
Nei seggi un elettore su cinque
il triplo degli iscritti ai partiti

I ricercatori avevano previsto 1.350.000 presenze al massimo
SILVIO BUZZANCA
 
  da Repubblica - 17 ottobre 2005


ROMA - Oltre tre milioni di votanti alle primarie sono quasi tre volte gli iscritti dei partiti dell´Unione. Si badi bene: degli iscritti, non dei militanti attivi che rappresentano solo il 35 per cento del totale. Almeno nei Ds. Tre milioni di votanti è una cifra di gran lunga superiore alle previsioni dell´Istituto Cattaneo che fissava il successo fra un minimo di 350.000 votanti e un massimo di un 1.350.000.
Tre milioni di votanti, inoltre rappresentano circa il 18 per cento dei voti che il centrosinistra ha raccolto nella parte proporzionale alle elezioni politiche del 2001. Allora lo schieramento guidato da Francesco Rutelli aveva infatti raccolto 16.400.000 voti. Tanto per fare un raffronto negli Stati Uniti, alle ultime elezioni, è andato a votare alle primarie il 16 per cento degli elettori democratici.
Dunque da qualunque lato si guardi il risultato delle primarie l´impressione è che il centrosinistra questa volta ha fatto centro. I partiti dell´Unione possono contare infatti su 1.150.000 iscritti. Una cifra che, secondo i calcoli del Cattaneo, va divisa fra iscritti e militanti. I ricercatori dell´istituto bolognese hanno infatti verificato che all´ultimo congresso dei Ds su 561.193 iscritti hanno partecipato al voto interno in 200 mila.
Una percentuale pari al 35 per cento che, secondo il Cattaneo, può essere estesa ai 260 mila iscritti della Margherita, ai 97 mila di Rifondazione, ai 60 mila dell´Udeur, ai 40 mila dell´Italia dei valori, ai 32 mila dei Verdi, ai 35 mila del Pdci e ai 60 mila dello Sdi. Sulla base di questo dato era prevedibile attendere davanti ai seggi delle primarie 350 mila persone. Il buon successo dell´iniziativa è confermato anche dal raffronto con la precedente esperienza della Puglia.
Facendo un calcolo rispetto al voto delle europee, nella disputa fra Vendola e Boccia aveva votato il 9 per cento degli elettori del centrosinistra: 79.296 pugliesi. La proiezione di questo dato su scala nazionale portava a prevedere una partecipazione al voto di ieri di 1.350.000 persone.
Insomma un ottimo risultato. Confermato anche da quanto accaduto per esempio, in Toscana, dove prima delle regionali si sono svolte primarie previste dalla nuova legge elettorale. «L´affluenza anche rispetto alle recenti primarie svoltesi nella regione - spiega infatti il socialista Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale toscano - è più che raddoppiata. Ci eravamo posti l´obbiettivo di superare i 200 mila votanti; saranno molti di più». E in effetti alle 19, secondo i dati dell´Unione, in Toscana avevano votato circa 300 mila persone.


la polemica
Il segretario del Pdci ancora scettico, tanto che è volato in Cina senza votare. Ma anche Cofferati, Mussi e Cento le criticavano
Da Diliberto a Marini, tutti quelli che non le volevano

ROMA -Una data di nascita: il 16 giugno 2005. Fu allora che Prodi e Arturo Parisi incassarono il via libera di Fassino e D´Alema alle primarie dell´Unione. I Ds scioglievano la riserva avendo avuto assicurazioni che il progetto di una lista del Professore (a cui i prodiani stavano già lavorando dopo lo stop della Margherita alla lista unitaria riformista) non sarebbe andato avanti. Quattro mesi orsono gli scettici delle primarie non si contavano.
Anzi, nel centrosinistra le primarie di Prodi piacevano assai poco. Agli altri leader soprattutto. «Una cosa finta, una bizzarria tutta italiana», ha ripetuto fino all´ultimo Oliviero Diliberto. Scetticismo mai abbandonato, al punto che lui, il segretario del Pdci, non ha votato ieri perché era a Pechino. Un viaggio in Cina programmato a cui non ha potuto davvero dire di no: fanno sapere al partito. Dimentico dello scetticismo iniziale Franco Marini (Margherita), quando, all´indomani della stravittoria delle regionali, sosteneva: «Non vedo l´esigenza delle primarie, Prodi ha già forza e credibilità». Neppure il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati le apprezzava: «L´unica candidatura è quella di Prodi, le primarie programmatiche sono un´ipotesi per me incomprensibile». Per non parlare del fuoco di fila di critiche da parte di Clemente Mastella durato fino a ieri. A febbraio ironizzava su Prodi: «Tu vuoi fa´ l´ammericano...». Non gradiva il Verde Paolo Cento, che poi si è speso per Pecoraro Scanio. Il leader del Correntone, Mussi: «Noi staremo con Prodi ma non sono un rito pentecostale salvifico». Persino Di Pietro, che è stato poi uno sfidante corretto e agguerrito, chiedeva ad aprile: «Romano, ma che c´azzecca? Rinunciaci».
(g.c.)