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Movimento di Volontariato Italiano  

Torniamo a ripensare al futuro 

La Talpa e La Giraffa 

Volontariato in movimento: per un paese, per un mondo possibile

 

La Talpa e La Giraffa

INDICE DEL DOCUMENTO

 

Commenti a questo documento o contributi al dibattito possono essere inviati a: latalpaelagiraffa@yahoogroups.com. E' possibile inoltre iscriversi al gruppo di discussione per ricevere in seguito i materiali mano a mano prodotti, inviando una mail a latalpaelagiraffa-subscribe@yahoogroups.com.

Il sito www.volontariatoinrete.it raccoglierà inoltre i contributi che ci verranno inviati e il proseguimento della riflessione verso l'assemblea nazionale Mo.V.I. 2005.


 

PREMESSA

Il Mo.V.I., Movimento di Volontariato Italiano, ha avviato da un anno un percorso di riflessione e ripensamento sul proprio agire e sul ruolo del volontariato oggi in Italia. Ci ha spinto a farlo la sensazione di smarrimento e confusione che le nostre associazioni percepiscono nei confronti della realtà del no profit in Italia e nelle relazioni con le istituzioni e con i servizi.

Ma, forse ancor più, ci sollecita il ricco e importante dibattito in corso in moltissimi ambiti su temi fondanti e centrali che riguardano in modo sempre più urgente il futuro di tutto il pianeta e la qualità della convivenza tra gli uomini. Come volontari sentiamo che questo dibattito ci riguarda, vogliamo dire la nostra, anche oltre il nostro specifico campo di azione.

Rispetto a questi temi questo documento non vuole certo essere un punto di arrivo, ma vuole piuttosto essere un invito a pensare, un tentativo di sintesi di quanto elaborato fino ad oggi, anche grazie all'esperienza dei cantieri realizzati dal Mo.V.I. nell'ultimo anno, e al confronto e scambio con amici e compagni di strada in diverse sedi locali e nazionali di incontro e impegno comune.

Il documento è pensato per rilanciare un dibattito per e tra volontari, in primis “internamente” al Mo.V.I., con lo scopo di fare il punto sulla nostra esperienza e poter riprogettare insieme a tutte le associazioni, in modo allargato e partecipato, in quale direzione indirizzare la federazione nel prossimo futuro. Questo percorso si concretizzerà nell'assemblea nazionale prevista nell'autunno del 2005 in cui saremo chiamati a scegliere le linee, l'organizzazione e a rieleggere le cariche associative.

Ci rivolgiamo, inoltre, a possibili compagni di strada, volontari, gruppi, associazioni che invitiamo a collaborare in questa avventura di rilancio e sviluppo di un movimento di volontariato moderno e maturo che sappia essere presente nella società italiana con una proposta chiara e significativa per il futuro del Paese. Ci piacerebbe verificare chi si riconosce in questa sfida per poter quindi lavorare insieme e unire gli sforzi.

Inoltre, vorremmo collegarci, in questa riflessione, con tutti coloro che stanno discutendo e pensando sugli stessi temi, anche oltre il mondo del volontariato: movimenti, associazioni, coordinamenti nazionali e internazionali. Vogliamo dare un nostro contributo, ma anche ricevere pareri e idee in un'ottica di scambio, contaminazione e arricchimento reciproco.

Il documento è diviso in due parti: nella prima parte vogliamo riflettere su cosa vuol dire “volontariato” oggi nel dibattito ampio dei diversi mondi che condividono una scelta di “solidarietà” e che si interrogano sulle scelte da fare per costruire un “mondo migliore”. Ci soffermiamo, quindi, sulle nostre radici per cercare di identificare alcuni elementi che possono in qualche modo rappresentare la nostra ricchezza, il nostro patrimonio di esperienza, la base su cui investire per il futuro. Inoltre, proviamo in sintesi ad elencare quali sono le sfide e le aree di impegno sulle quali il volontariato oggi è chiamato a spendersi.

La seconda parte del documento propone alcuni approfondimenti, frutto della riflessione raccolta nell'ultimo anno attraverso i cantieri e il dibattito interno del Mo.V.I.. Nei tre contributi proposti proviamo ad approfondire:

-         il significato e l'attualità della funzione di “advocacy” del volontariato;

-         gli intrecci e i collegamenti tra volontariato e globalizzazione;

-         il nuovo ruolo politico per il volontariato.


 

La Talpa e la Giraffa

PRIMA PARTE:
LE RADICI, LE SCELTE, LE SFIDE


 

1. La talpa e la giraffa, agire localmente, pensare globalmente

2.  Le nostre radici sono le nostre ali

1         La talpa e la giraffa, agire localmente, pensare globalmente

“Agire localmente, pensare globalmente”. Questo slogan, non nuovo, ha accompagnato per diversi anni la riflessione e l'azione di molti volontari. In fondo è una riproposizione, con altre parole, del più antico “Pensare in grande, agire in piccolo”[1]. Questo “grande” diventa oggi immagine non solo dell'idealità e del sogno che vogliamo realizzare, ma anche della difficoltà e della sfida di avere una visione complessiva della realtà in cui ci troviamo ad agire. Significa avere una visione non semplificata, non riduzionistica, che tenga conto delle dinamiche globali di un mondo sempre più “villaggio globale”.

Ma cosa c'entra questo con il volontariato? Cosa c'entra con il nostro impegno quotidiano per aiutare, per esempio, i vecchi del quartiere, o animare i bambini del paese?

Proponiamo questa riflessione come primo passo del nostro percorso.

1.1      La centralità dei territori: come talpe immersi nella concretezza delle nostre comunità

“Radicamento”: mettere radici, incarnarsi in un territorio, in un paese, in un quartiere. Questa è una delle direttrici fondanti del nostro impegno di volontariato. Radicarsi vuol dire mettersi in ascolto di storie concrete, di persone, di volti. Vuol dire accogliere ed essere accolti in un luogo con la sua cultura, le sue abitudini, la sua organizzazione. Vuol dire condividere percorsi di presa di coscienza dei problemi, di ricerca di soluzioni, di progetti e scommesse per il futuro; significa farlo non “accademicamente”, ma piuttosto sulla strada, nella concretezza della vita di tutti i giorni. Vuol dire tessere legami tra persone, tra organizzazioni, silenziosamente, con pazienza: quei legami che rappresentano la ricchezza e il “capitale sociale” di una comunità.

“Il radicamento che più ci interessa nasce dal bisogno di entrare in relazione viva con contesti, ambienti, gruppi, persone che sono colpiti dalla povertà, dalla diseguaglianza, dall'esclusione sociale”[2]. Radicamento vuol dire portare nella dialettica sociale il punto di vista dei più deboli, guardare la storia con l'occhio di chi fa più fatica.

Fare volontariato per noi sarà sempre questo sforzo di calare ampie visioni, utopie e sogni di un mondo migliore nella realtà concreta dei territori, con la fatica e con la fedeltà di costruire giorno per giorno, un passo dopo l'altro. Questo è lo stile che ha caratterizzato il nostro modo di essere e agire nel mondo, questa è la nostra storia, questa è la base del nostro patrimonio valoriale.

1.2      Nella rete delle reti: come giraffe capaci di guardare lontano

Il concetto di globalizzazione è oggi al centro del dibattito politico e culturale. Quelli che solo pochi anni fa sembravano temi da avanguardie più o meno illuminate o da scienziati visionari, sono diventati per tutti noi esperienza quotidiana. Oggi sappiamo tutti molto bene cosa vuol dire che un battito d'ali di farfalla in un luogo può scatenare un tifone dall'altra parte del mondo.

Nel dibattito politico, finalmente, le questioni “internazionali” sono diventate patrimonio di tutta la "opinione pubblica" e le discussioni sul futuro del pianeta, il clima, il modello di sviluppo e la sua sostenibilità, i conflitti internazionali, gli squilibri tra ricchi e poveri nel pianeta si intrecciano profondamente nei programmi e nelle azioni dei partiti e dei nostri rappresentati con i temi di politica nazionale e locale.

Sappiamo bene che per comprendere a fondo quello che succede anche a casa nostra, nel nostro territorio, si richiede la capacità di leggere e capire fenomeni che avvengono su scala globale. Davvero il mondo è diventato, per certi aspetti, come un piccolo villaggio in cui tutto è interconnesso e tutti lo comprendiamo.

Sappiamo ormai che per essere efficaci, nel nostro agire da volontari, non possiamo esimerci da uno sguardo che va oltre il locale. Dobbiamo essere capaci di collegare informazioni e idee che riguardano la dimensione globale con le faccende del nostro piccolo orto. Abbiamo bisogno, per capire le cause e le ragioni dei fenomeni sociali del nostro territorio, di inquadrarli dentro una visione di insieme.

Ci richiede questo salto, in particolare, il nostro modo di essere volontari: adoperarci non solo per aiutare chi “resta indietro”, ma anche per prevenire le situazioni di disagio e rimuovere le cause che le generano. Oggi queste cause sono spesso “globali” e non possiamo, quindi, che interessarci anche del mondo intero, se vogliamo essere efficaci.

Ma non basta solo interessarci genericamente, dobbiamo cercare di interagire con movimenti e reti che agiscono sui temi globali, dobbiamo fare cultura ed essere soggetti politici anche sui temi globali, dobbiamo collaborare a promuovere azioni globali o azioni locali che influiscano sul modello globale nel senso della giustizia.

1.3      Radicati nella realtà globale

Occorre quindi riuscire a tenere insieme il punto di vista della talpa e della giraffa! Occorre superare gli steccati che a volte tengono distante chi si occupa di volontariato sociale e chi si occupa di globalizzazione. Questi mondi si devono incrociare e contaminare a vicenda.

C'è un rischio di “sradicamento” sia per chi si occupa di locale che di globale: si può perdere il contatto con le persone, le storie reali, avere ottime idee e non sapere come tradurle in progetti realizzabili, si può perdere la dimensione umana dei problemi e la concretezza, sia che ci si occupi del mondo che dell'assistenza dei poveri del quartiere.

Crediamo che la sfida oggi sia comune a tutti quanti: riuscire a mantenere una dimensione di radicamento, una grande capacità di relazione, empatia, ascolto insieme alla capacità di pensare e accogliere tutto il mondo come orizzonte delle cose che ci interessano.

Radicati nella realtà globale.

1.4      Dove vogliamo arrivare?

Come già anticipato, questi testi non sono un punto di arrivo del nostro dibattito ma vogliono essere uno spunto, uno stimolo per rilanciare la riflessione, partendo da una rinnovata voglia di confrontarci, dire la nostra, chiarire nodi, dubbi e criticità che hanno accompagnato quest'ultima fase dello sviluppo del nostro impegno sociale e politico.

Vogliamo rilanciare un dibattito perché sentiamo l'urgenza e il bisogno di dare forza e ricollegare un movimento di idee e persone che molto stanno facendo e possono fare per il bene del Paese e del mondo.

Il Mo.V.I., con questo percorso vuole incrociare il cammino di quanti, associazioni o singoli, credono ancora nella gratuità, nella possibilità di rapporti fraterni e solidali tra gli uomini per costruire una società e un mondo migliore.

Ci interessa dialogare e avere come compagni di strada le realtà di tutto il variegato mondo del volontariato, ma in particolare ci rivolgiamo ai piccoli gruppi, alle realtà periferiche e locali, sia che operino nelle nostre comunità locali, sia che siano impegnate nelle comunità più lontane e per una globalità più giusta.

Desideriamo incontrare e discutere con chiunque si interroghi e abbia qualcosa da dire sui temi per noi importanti, ma prima di tutto vorremmo tentare di rappresentare tutte quelle realtà che non si riconoscono in nessuno schieramento partitico e credono, invece, che sia possibile un impegno sociale e politico dal basso, in dialogo con le forze politiche e le istituzioni, ma su un piano di rispettosa autonomia reciproca.

 

o       Le nostre associazioni, nelle loro prassi operative, hanno la percezione che al centro dell’agire c’è l’interrelazione tra persona e territorio, ma anche quella fra locale e globale?

o       Che cosa significa per il volontariato oggi fare radicamento? E il valore del radicamento è lo stesso per il volontariato e per l'impresa sociale? Ovvero tutto il Terzo Settore considera il radicamento un valore di base o è una peculiarità del volontariato?

o       Cosa vuol dire “volontariato” oggi all'interno del dibattito nei diversi mondi che condividono una scelta di “solidarietà” e che si interrogano sulle scelte da fare per costruire un “mondo migliore”?

o       Rispetto al passato, nel tuo territorio, cosa impedisce la possibilità di costruire reti dentro il movimento?

2         Le nostre radici sono le nostre ali

2.1      Fare memoria per guardare avanti

Ci sono tre passi fondamentali nel testamento che Luciano Tavazza, fondatore del Mo.V.I. e padre del volontariato moderno in Italia, ha dettato alla moglie una settimana prima di morire. Questi tre passi danno merito a tutta una vita interamente dedicata agli altri.

"Impegnarsi a riscoprire l’etica nel volontariato e nella società." Un’etica alta, vigorosa, che sia guida di tutti gli aspetti della vita personale e sociale, nello Stato, nella Politica, nell’Economia, nel Lavoro nella Famiglia. Essere insomma cittadino che sappia coniugare la Costituzione e i diritti dei popoli in tutti gli ambiti. Rivendicare i diritti di tutti alla vita e operare per realizzarli.

"La formazione degli uomini e dei volontari." Una formazione che accolga la persona nella sua unicità e unitarietà. Formazione di uomini e donne solidali. Una formazione ai diritti inderogabili di cittadinanza per tutti, una formazione alla giustizia, ai doveri di solidarietà, al dono come principio di solidarietà.

Il terzo passo, espresso da uomo di fede, quale Luciano era: "Essere Chiesa." Un impegno a riscoprire il ruolo della Chiesa nel mondo come costruttrice di giustizia, di pace, di accoglienza, di profezia, di denuncia: formatrice di persone libere, adulte, corresponsabili con una fede che sappia incarnarsi nella storia. Un ruolo che viene quindi proposto al volontariato da parte di un credente che aveva scoperto il suo modo di essere Chiesa nell’impegno quotidiano di laico che immerge le sue mani nelle sventure umane, mai con le certezze di chi ha il sapere o le verità, ma come lievito che sostiene le diversità.

Questi tre punti del testamento di Luciano sono il filo che lega tutto il suo impegno e il messaggio che ci ha lasciato. Proprio oggi, nel momento in cui tutto il volontariato è disorientato nella ridefinizione di un proprio specifico ruolo, Tavazza ci sprona a riportare la nostra riflessione e le nostre azioni dentro queste tre questioni cruciali per guardare avanti.

Stiamo vivendo un momento di crisi. Abbiamo condiviso in questi anni un grande progetto che ha accomunato molto volontariato italiano, anche di fedi e con idee politiche diverse. Ci hanno fatto procedere insieme un progetto di cambiamento, l’idea della costruzione di una città per l’uomo, una fede e una grande scommessa sull’uomo. Questa è la straordinarietà del volontariato italiano. Si pensava di costruire tutti insieme un Paese più ricco di solidarietà, un Paese che viveva intensamente la condivisione con le persone che più faticano.

Oggi questo progetto di cambiamento annaspa nella società italiana e siamo in difficoltà. Non vediamo molta luce. Come uscire da questa lunga transizione?

Forse la chiave per superare le difficoltà di questi ultimi anni sta nel riproporre ancora una volta alla società intera le nostre esperienze di volontariato, guardando ancora avanti, ricercando ancora profezia e novità, non avendo paura di proporsi come forza matura di innovazione del Paese. Molto spesso, infatti, il volontariato, con il suo umile e silenzioso apporto, non si è reso conto della grande funzione educativa che ha svolto, non solo per le donne e gli uomini di questo Paese, ma anche e soprattutto per la Politica e le Istituzioni.

2.2      I due rischi nascosti sul cammino

Questa, oggi, ci sembra una grande priorità per il volontariato, proprio in un momento in cui emergono due rischi concreti per il futuro. Si tratta di rischi forti perché sono anche tentazioni non solo interne al movimento, ma che provengono da soggetti culturali, sociali, politici, istituzionali che tendono a utilizzare strumentalmente il volontariato, magari riducendone la carica di innovazione culturale e socio-economica, di denuncia e di partecipazione.

Il primo è il rischio della riproposizione di un volontariato individualistico. Un volontariato che ti fa star bene, ma che ti porta, inevitabilmente, a fare assistenzialismo perdendo la tensione al cambiamento. Il volontariato dell'”aiutare chi resta indietro”, senza preoccuparsi più di costruire una società in cui tutti abbiano le stesse possibilità[3] e nessuno resti indietro. E' il rischio di costruire un volontariato apolitico, nel senso di un volontariato che non si pone obiettivi di cambiamento sociale. Ma è anche il rischio di un volontariato che diventa sensibile alla clientela con la politica, perché il volontario tende a esprimere "gratitudine con il suo voto" al politico che consente il raggiungimento degli immediati obiettivi associativi, chiudendo magari un occhio e rinunciando ad essere critico nei confronti dell'azione politica nel suo insieme.

L’altro rischio è quello del mercato della solidarietà. Non intendiamo dire che non si possa lavorare nei servizi sociali, anzi affermiamo sempre più la necessità che persone motivate, magari provenienti dal no-profit, decidano di impegnarsi professionalmente in questo settore. La preoccupazione è un’altra: verifichiamo una profonda trasformazione di molte esperienze da volontariato a qualcosa di non molto preciso e chiaro, che nulla ha a che fare con il volontariato e che è ispirato solo dalla logica degli affari. Una sorta di mercato della solidarietà troppo pervasivo, che rischia di distruggere profondamente la crescita della comunità perché trasforma ciò che è gratuitamente doveroso, ciò che cementa e fonda i legami sociali, in oggetto di scambio monetario.[4]

2.3      Le vecchie e nuove funzioni del volontariato

Oggi, allora, il volontariato deve riscoprire le sue funzioni per intrecciarle immediatamente in azioni credibili che possano essere comprese da tutti i cittadini. Questo è ciò che dovrà ispirare profondamente l’azione del volontariato nei prossimi anni: riscoprire e rendere visibili le funzioni sociali che vuole avere e che lo guidano.

1.    Cultura della solidarietà: il volontariato ha il compito importante di testimoniare, difendere e diffondere nell'opinione pubblica del Paese gli ideali che ispirano la cultura della solidarietà per una mobilitazione etica diffusa, non di élite, che si allarghi a tutti gli ambiti della vita sociale.

2.    Centralità della persona: il volontariato ha il compito di ricordare la centralità della persona, di ogni persona, non come acquisizione teorica o concettuale, ma come impegno concreto che si traduca coerentemente in ogni ambito della vita e nella quotidianità per la piena realizzazione dei diritti di tutti gli uomini e di tutte le donne.

3.    Un impegno politico a favore dei più deboli: il volontariato sceglie come suo ambito prioritario l'attenzione alle fasce più deboli e alla violazione della libertà e dignità di ogni persona, con una preoccupazione costante di carattere "politico" per adoperarsi per la loro rimozione attraverso una attenta ricognizione delle cause dei meccanismi dell'esclusione sociale e della discriminazione.

4.    Una politica di prevenzione dell'emarginazione: il volontariato vuole essere come una sentinella nella società, capace di leggere e cogliere gli avvenimenti nella loro fase nascente in modo da affrontarli prima che diventino patologici, per incidere sui meccanismi che generano ingiustizia ed esclusione.

5.    Ricostruire e rivitalizzare le comunità: il volontariato è la punta dell'iceberg, l'espressione visibile, della capacità di auto-organizzazione e solidarietà diffusa nelle nostre comunità locali. Compito del volontariato è oggi più che mai salvaguardare e sviluppare queste capacità informali e spontanee, non professionali e gratuite che rappresentano il vero tessuto connettivo dei nostri paesi e quartieri e che non sarà mai sostituibile con nessun servizio, leggero o pesante, pubblico o privato che sia. Volontariato è anche impegno dei cittadini a partire dalla partecipazione responsabile alla vita della propria comunità.

6.    Riscoprire la gratuità: in un momento storico in cui l'economia sembra essere l'unico soggetto titolato a definire ciò che vale e ciò che non vale, il volontariato ha la funzione di ricordare e testimoniare il valore della gratuità che non è solo una questione legata al denaro, ma è vivere senza secondi fini, mettendo al centro l'impegno per la solidarietà e il bene comune, il bene di tutti.

7.    Una concezione alta e leale verso le istituzioni: in un momento di grave crisi istituzionale e screditamento di tutto ciò che è pubblico agli occhi dei cittadini, il volontariato ha il compito di ricordare e promuovere una concezione alta e leale nei confronti delle istituzioni, promuovendo un loro costante miglioramento, una cultura della legalità e pratiche di collaborazione tra i diversi soggetti che, a vario titolo, partecipano alla gestione e alla costruzione dei beni comuni.

Per definire i nuovi ruoli che il volontariato dovrà assumere occorre, quindi, guardare fuori e dentro di noi. Per mantenere la duttilità e rilanciare il suo “carisma” innovativo ed anticipatorio, il volontariato deve essere capace di aprirsi al nuovo, restando ancorato alla propria tradizione di gratuità, di ascolto e di altruismo.

2.4      Le sfide che dobbiamo affrontare

Cercheremo perciò di delineare nove aree di impegno, che contengono altrettanti potenzialità e rischi, che ci aspettano nei prossimi anni; sono nodi che, se non fossero sciolti positivamente, porterebbero il volontariato a perdere il senso della sua missione.

Prima area di impegno: assistiamo ad un ridimensionamento del welfare, mentre è necessario assicurare ai cittadini un nuovo tipo di prestazioni: più efficienti, più capillari, meno anonime e meno burocratizzate di quelle attuate in precedenza.

Il volontariato deve, in questa situazione, sviluppare la sua dimensione politica di tutela dei deboli, per la co-progettazione del nuovo stato sociale in cui le risposte ai bisogni siano garantite da una solidarietà diffusa che si integra con un sistema di servizi efficienti e professionali, realmente al servizio delle comunità e dei cittadini.

Seconda area di impegno: dinanzi al contesto culturale, sociale e politico del Paese, nasce l'esigenza di un impegno educativo per la “costruzione” non tanto di volontari, cooperatori o membri di associazioni, ma soprattutto dell’“uomo solidale”: il cittadino attivo. Occorre un'etica unitaria che coinvolga tutta l'esistenza e celebri la fine della “buona azione”, intesa come rifugio ideale di qualche minuto residuale. I volontari debbono fare appello ad una serie di valori condivisi, per allargare ad ogni matrice culturale l’appello alla solidarietà. Educare, dunque, anzitutto l'uomo perché scelga di vivere la forma di solidarietà che più lo realizza e che, nel contempo, è più utile alla comunità in cui vive.

Terza area di impegno: sempre più il volontariato dovrà affrontare, non tanto i problemi della povertà, quanto i meccanismi di esclusione sociale. Inseguendo la povertà rischiamo di dedicarci solo alle conseguenze, ma è affrontando i meccanismi sociali, le cause, che si riduce realmente il numero degli emarginati.

Quarta area di impegno: i problemi che siamo chiamati ad affrontare hanno raggiunto un complessità tale da rendere impossibile la soluzione senza l’aiuto di altri, di altre potenzialità, di altre risorse, senza possedere informazioni e conoscenze. Da qui il bisogno di superare la frammentarietà del mondo del volontariato, di costituire collegamenti che ci consentano di presentarci al mondo delle istituzioni con una credibilità ed una incisività che oggi non sono ancora sufficienti. Un volontariato che agisse isolato, nella speranza di essere unico protagonista delle soluzioni, sarebbe inefficace. È quindi necessario aiutare e promuovere le occasioni di confronto e di dialogo.

Quinta area di impegno: alla luce delle leggi che potenziano le politiche sociali determinate e gestite dagli enti locali, cioè i processi di decentramento del potere, il volontariato deve assumere nuove posizioni, sia culturali che operative: deve essere co-protagonista della programmazione e della progettazione sociale, presentandosi alle Istituzioni con iniziative capaci di riunire un ampio numero di soggetti attorno a progetti e interventi chiari e strutturati.

Sesta area di impegno: dinanzi alla complessità delle richieste a cui far fronte, a causa della crescente delega della gestione dei servizi da parte dello Stato, dobbiamo comprendere come per molte attività (l'assistenza ai giovani a rischio, agli immigrati, ai tossicodipendenti) il volontariato da solo non sia sufficiente. Tutte queste attività possono essere sostenute dal volontariato, ma necessitano sempre più di professionalità specifiche. Occorre affidare questi servizi, cosiddetti “pesanti”, ai soggetti deputati.

Il volontariato dovrà concentrarsi nel campo dei servizi “leggeri”: quelli caratterizzati dalla dimensione del dono, della gratuità e della libera scelta personale. Questo concentrarsi sui “servizi leggeri” riporta il volontariato alla sua vocazione iniziale: l’educazione alla solidarietà, la tutela, il rispetto, l’ampliamento dei diritti dei cittadini, il controllo dell'applicazione delle leggi, l’assistenza delle persone in difficoltà, l’accoglienza quotidiana.

Settima area di impegno: Un problema prioritario che riguarda tutti i volontari è quello della formazione. Occorre promuovere una formazione trasversale che veda collegate più associazioni nel dar vita ad una preparazione di base comune su cui si innesterà quella specifica. Dedicare tempo alla crescita formativa, all'educazione permanente, all'approfondimento continuo e alla rilettura critica delle nostre esperienze, farà uscire il volontariato da un certo rischio di “pressapochismo”. Dinanzi a nuove frontiere e campi d’azione sempre più ampi, la formazione diverrà, allora, una delle cartine di tornasole del nostro impegno.

Ottava area di impegno: fra le Istituzioni con cui dobbiamo confrontarci c’è anche l’Unione Europea che oggi sembra più un'istituzione economica che politica. Il volontariato dovrà impegnarsi perché questa realtà diventi un ponte fra le culture, un luogo di accoglienza e di promozione umana dove l’attenzione al povero, la salvaguardia dell’ambiente, il rispetto della dignità della persona, la scelta di mezzi pacifici per dirimere la controversie internazionali e la solidarietà, siano la base della cultura comune. In termini pratici, ci impegneremo per ottenere in tutti gli Stati membri una legislazione simile per quanto riguarda la realtà del volontariato e per collegarci con soggetti e movimenti impegnati sugli stessi fronti e con gli stessi riferimenti ideali.

Nona area di impegno: la risoluzione di tanti problemi di disuguaglianza fra gli uomini sarà possibile solo se nasceranno e si diffonderanno stili di vita alternativi a quelli per noi usuali, e se saremo capaci di mettere in discussione le nostre abitudini e i nostri comportamenti quotidiani. Vorremmo, quindi, essere testimoni e promotori di uno stile di vita caratterizzato dalle relazioni più che dal consumo, dalla cultura dell’essenzialità, dall’uso intelligente delle risorse, dall’accoglienza, dal protagonismo e dalla partecipazione attiva alla gestione delle risorse sia umane che economiche, dalla cura e salvaguardia dei beni comuni.

 

Questa panoramica ovviamente non esaurisce i problemi, le potenzialità e i rischi che il mondo dell'azione gratuita si trova davanti in questo momento.

L’esclusione sociale e la povertà sia materiale che relazionale sono un fenomeno di tale complessità e vastità che immediatamente ci proiettano non soltanto in dimensioni nazionali, ma anche internazionali, laddove oggi esistono potentati economici dell'informazione, di carattere finanziario, che sono più forti degli stessi Stati.

II volontariato dovrà sempre più sviluppare nei suoi attori una visione non soltanto nazionale, ma globale, sviluppando un coinvolgimento e una sensibilità che sappiano guardare ai problemi degli altri Paesi con un atteggiamento di profondo rispetto delle diversità e di ricerca di tutti quegli elementi di dialogo e di collaborazione che possono promuovere la pacifica coesistenza e lo sviluppo di tutti i cittadini della terra.

 


 

o       Quali sono i valori che animano la nostra azione?

o       Che valore ha ogni singola persona nelle scelte che facciamo?

o       Le nostre esperienze di volontariato, guardano ancora avanti? Ricercano ancora profezia e novità? Rappresentano una forza matura di innovazione del Paese, per la politica, per le istituzioni?

o       Dove sono i luoghi dell'etica nella nostra società? Esistono luoghi della non-etica ovvero della negazione esplicita di questa? Il volontariato è ancora un soggetto che denuncia i luoghi della negazione dell'etica e tenta di modificarli?

o       Quali percorsi politici, sociali e culturali per promuovere l'etica e la formazione alla cittadinanza etica nella società italiana, a partire dalla dimensione del volontariato?

o       L’insieme dei valori che animano il volontariato hanno qualche relazione con le appartenenze di fede? Può e deve il volontariato contribuire a una Chiesa “costruttrice di giustizia, di pace, di accoglienza, di profezia, di denuncia”?

o       Se il mercato, dominato dall'ideologia liberista che rischia di invadere anche la gestione dei servizi sociali, è una condizione disumanizzante della nostra società, perché abbiamo timore di proclamare centrale il valore della gratuità?

 


 

La Talpa e la Giraffa

SECONDA PARTE:
APPROFONDIMENTI


 

3.  Volontariato e advocacy

4.  Volontariato e globalizzazione

5.  Dalle esperienze e dalle buone prassi al nuovo ruolo politico del volontariato

6.  Indicazioni per un ulteriore approfondimento


 

Volontariato e advocacy[5]

“L’advocacy”, ha scritto il Prof. A. Ardigò, “va invocata come impegno di studio e di confronto per far sì che il mondo del volontariato, anche per mantenere le funzioni solidaristiche attuali, non si faccia mettere ai margini della svolta politica europea dell’e-government , specie per le attività socio-assistenziali e sanitarie”.

Innanzi tutto la funzione di advocacy costituisce, per il volontariato, una componente costitutiva e inseparabile, nell’esercizio delle sue funzioni, in favore dei soggetti deboli, cioè delle persone per cui, per le loro condizioni, fisiche, sociali e politiche, il godimento dei diritti è problematico. Inoltre, queste funzioni sono condizionate dalle istituzioni, dalla presenza o meno di servizi, dalla loro qualità, efficienza, efficacia, dal decentramento amministrativo e operativo, dalle tecnologie impiegate nell’organizzazione dei servizi, dall’estensione della sussidiarietà, ecc.

La caratteristica del volontariato è il dono, l’esercizio della solidarietà, senza calcoli di tornaconto, e con questo esercizio di aiuto, sopperisce, in parte, all’inaccessibilità dei diritti o alla loro inesistenza. Qui il servizio richiede necessariamente l’attivazione dei meccanismi dei diritti, concretezza, accessibilità, personalizzazione, verifica, qualità, efficacia, ecc. Ma il volontariato che esplica il servizio, partendo dalle cause dei problemi, deve cogliere tutti i legami che interagiscono negativamente sulla condizione di difficoltà dei soggetti deboli, dai poteri normativi, quelli politici, alle organizzazioni che hanno rapporti diretti coi cittadini.

Tradizionalmente, a questo punto, deve risaltare nel volontariato, la capacità di essere un soggetto politico, capace di fare politica, che consiste non solo nell’inveramento dei diritti, attraverso l’impegno diretto dei soggetti interessati, ma anche nella rimozione delle cause che ne limitano il godimento, o, addirittura, la promozione di nuovi diritti e la rimozione delle cause del disagio e delle ingiustizie. Senza questa qualità, l’azione volontaria, si iscriverebbe, sostanzialmente, nel filone assistenzialistico, con tutte le sue conseguenze deleterie, favorendo la passività e la dipendenza dei soggetti deboli senza intaccare le cause del disagio.

Se queste considerazioni sono ormai di uso comune nell’arcipelago della solidarietà, concretamente le cose stanno diversamente: non solo sopravvivono, anche con i migliori sentimenti, posizioni assistenzialistiche, ma se ne affermano di nuove, attraverso l’autocensura delle organizzazioni di volontariato, quando diventano dipendenti dalle convenzioni con le istituzioni. E’ questo un caso molto diffuso di debolezza politica e culturale delle OdV e di assenza di coltivazione di quegli anticorpi che rendano difficili le cadute burocratiche e di dipendenza nei riguardi del potere.

Tra questi anticorpi vanno considerate, le responsabilità e la preparazione necessarie per fare politica, per esercitare la partecipazione con competenza, puntualità e in termini propositivi. Altrimenti si rischia di confondere il ruolo politico con esercitazioni da politicanti.

“Il volontariato svolge un ruolo politico: partecipa attivamente ai processi della vita sociale, favorendo la crescita del sistema democratico; soprattutto con le sue organizzazioni sollecita la conoscenza e il rispetto dei diritti, rileva i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propone idee e progetti, individua e sperimenta soluzioni e servizi, concorre a programmare e a valutare le politiche sociali in pari dignità con le istituzioni pubbliche, cui spettano la responsabilità primaria della risposta ai diritti delle persone”.

Un problema sempre attuale che si pone è, quindi, come irrobustire la coscienza e la funzione di advocacy del volontariato, partendo dalle profondità umane del servizio e dei suoi problemi, per esercitarla pienamente nel quotidiano. Occorre poi cogliere i fattori nuovi che limitano l’esercizio dell’advocacy (e dello stesso ruolo politico del volontariato) attraverso lo svolgimento di ruoli impropri che allontanano dalla filosofia della gratuità, e favoriscono l’affermarsi di rapporti di dipendenza dalle istituzioni. Gli stessi nuovi assetti organizzativi ad alto uso delle risorse informatiche, che costituiscono una vera rivoluzione, rischiano di spiazzare, a tutti i livelli, un modo tradizionale di svolgere il servizio di volontariato.

La funzione di advocacy non può che essere un tutt’uno col servizio di volontariato, anche se prestazioni e servizi del volontariato presentano caratteristiche differenziate, nel senso che vi sono servizi ma non tutti, che si esprimono interamente nell’azione di advocacy.

La crescente normativa europea e la stessa ratifica di trattati internazionali, stanno rendendo attuali, nella vita quotidiana, le normative sovranazionali, in Italia e per la libera circolazione in EU (basti pensare alle migrazioni per ragioni sanitarie, da parte degli italiani, nei paesi dell’Unione Europea). Questo nuovo livello di normative e di problemi, pone responsabilità nuove, informative e formative, per il volontariato, per le quali, normalmente, non appare, attrezzato. E’ sempre più sentita l’esigenza di nuovi strumenti di advocacy, di elevata professionalità specifica, che il volontariato può organizzare e di cui può avvalersi, nei circuiti della solidarietà e del dono, solo attraverso la costituzione di reti associative adeguate.

Se l’obiettivo è quello della promozione della cittadinanza, occorre essere consapevoli che advocacy, partecipazione e ruolo politico del volontariato, camminano insieme, nel locale come nel globale, anche se l’allargamento spaziale ne aumenta la complessità.

Il volontariato deve quindi mettere al centro il lavoro negli ambiti di partecipazione, il ruolo politico e di advocacy, che sono un tutt’uno. Purtroppo il bilancio è fortemente passivo.

Se ripercorriamo, infatti, il cammino della legislazione partecipativa in Italia (nuovo ordinamento delle autonomie locali, norme sui procedimenti amministrativi e il diritto d’accesso ai documenti amministrativi, varie riforme sanitarie, legge sul volontariato e sulla cooperazione sociale, legge quadro per la riforma dei servizi sociali), possiamo affermare che il legislatore la scelta partecipativa l’ha fatta, ma ciò non vale per le amministrazioni e le burocrazie, e tanto meno per i vari soggetti sociali, volontariato compreso.

L’esperienza tragicomica delle carte dei servizi è un'autentica cartina di tornasole, non solo del gattopardismo istituzionale, ma anche dell’insipienza delle forze sociali, che rivela gli enormi varchi nel tessuto dei diritti e delle tutele, sottovalutando strumenti e canali previsti, che sono invece essenziali se si vuole dare credito agli obiettivi di promozione della cittadinanza.

In sintesi, il quadro che emerge indica anche le difficoltà che la nostra cultura politica e sociale incontra ad assumere la partecipazione per quello che è: un dovere politico e democratico e una grande opportunità per i cittadini, le forze sociali e il volontariato in particolare.

Una advocacy senza partecipazione e senza ruolo politico del volontariato, regredirebbe in una funzione di mero ufficio professionale, puro e semplice gestore di pratiche e di parcelle, più o meno scontate.

 

o       Cosa significa per il volontariato non seguire il tecnicismo del Terzo Settore e valorizzare il ruolo politico, i valori, la partecipazione?

o       Abbiamo paura di affermare con forza che non siamo dei tecnicisti? Pensiamo che questo possa farci accusare di essere incompetenti rispetto al lavoro sociale, o possiamo affermare un nostro nuovo tipo di competenza speciale?

o       Come cambia il ruolo dell’advocacy in un mondo che diventa sempre più globale e interdipendente? Può ancora il volontariato farsi carico dei problemi di casa senza perorare anche le cause internazionali?

o       Con la nascita di nuove povertà ed emarginazioni il terreno dell’advocacy si allarga, siamo preparati per farci carico anche di queste nuove realtà?

o       L'advocacy non è solo denuncia, ma esige anche la presenza nei luoghi decisionali, ci stiamo preparando per presidiare questi luoghi decisionali?

o       La cultura dell’advocacy ci rende attenti a disuguaglianze, sopraffazioni, sfruttamenti e quant’altro ogni giorno si verifica, sia nel nostro piccolo che nel mondo intero? Oltre che soffrirne o parlarne, siamo capaci di una sana indignazione che ci trasformi in attori di un cambiamento?

3         Volontariato e globalizzazione

3.1      Il volontariato in un mondo globalizzato

3.1.1       Quando i problemi di casa hanno radici lontane

E' esperienza sempre più frequente per i volontari, toccare con mano che i problemi delle persone del nostro territorio hanno radici lontane. Nel nostro operare, specialmente quando tentiamo di riflettere sulle radici e le cause dei problemi per i quali ci attiviamo con le nostre azioni di volontariato, dobbiamo fare i conti con i fenomeni globali che caratterizzano questa fase storica:

       delocalizzazione delle produzioni industriali, diminuzione del potere di acquisto degli stipendi, precarizzazione del mondo del lavoro. Conseguente aumento dell'insicurezza, diffusione di un disagio economico e allargamento delle fasce di povertà;

       finanziarizzazione e globalizzazione dell'economia, ruolo predominante delle grosse imprese multi-nazionali che producono nei Paesi poveri a costi di manodopera bassissima, senza realizzare trasferimento di know-how e impedendo uno sviluppo autonomo delle economie locali; pressione costante per la privatizzazione e l'affido al mercato globale anche dei servizi essenziali (sanità, istruzione ...) e dei beni comuni (acqua, elettricità, trasporti ...);

       diffusione, attraverso gli strumenti sempre più pervasivi e sofisticati della comunicazione globale, di stili di vita e modelli culturali, che rendono spesso difficili se non vani gli sforzi educativi nostri, della scuola, delle politiche giovanili, specialmente nei confronti delle nuove generazioni;

       permanere, anche se non dappertutto e con segni di cedimento, di un diffuso benessere economico e di un'elevata aspettativa rispetto al livello di vita, alimentata e sostenuta dai mass media, con diffusione di nuove forme di disagio e nuove povertà: solitudine, alienazione, fatica di vivere;

       senso diffuso di impotenza, paura e insicurezza davanti agli avvenimenti internazionali che ci vengono raccontati quotidianamente dai mezzi di informazione; consapevolezza degli squilibri del pianeta, delle ingiustizie, dei rischi ecologici e sociali che si traduce in una difesa del proprio livello di benessere o in sporadiche azioni di beneficenza, e non trova una strada per un efficace impegno per il cambiamento;

       riemergere e diffusione di fanatismi di diverso colore e fenomeni di xenofobia, violenza e devianza, che si alimentano del disagio e dell'insicurezza crescente mentre pretendono di esserne la soluzione e la cura[6];

Queste e altre cose le ascoltiamo quotidianamente nei discorsi della gente, nei dibattiti a cui partecipiamo, le leggiamo nelle storie delle persone con cui condividiamo il cammino. Sono lo specchio di un disorientamento generale: da una parte una grande sfiducia sul futuro, nella politica, nella possibilità di incidere realmente, dall'altra una grande voglia di una svolta, di un ritorno, di un progetto alto in cui riconoscersi e che sia finalmente capace di generare speranza.

Sulle cause e l'analisi di questi processi, negli ultimi anni si è sviluppata una riflessione amplissima, in diversi ambienti e con diversi indirizzi. Ma un importante contributo è venuto senz'altro da quel Mo.V.I.mento mondiale che è riuscito a connettere e a far dialogare le società civili e le innumerevoli realtà e risposte locali, compiendo lo straordinario servizio di stabilire un linguaggio comune che permettesse lo scambio di esperienze, di culture, di informazioni, di proposte, di iniziative.

Alcune delle riflessioni e delle analisi sviluppate nella assise del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, sono diventate ormai dominio collettivo e strumento di lavoro a cui anche noi riteniamo utile riferirci.

3.1.2       L' ideologia neoliberista

Quando l'attività politica rinuncia a perseguire un modello di società da costruire, essa stessa diventa attore sociale secondario che viene dominato dai meccanismi del mercato.

La cultura politica, anche in Italia, è da tempo dominata dalla teoria trionfante della fine delle ideologie: si ritiene che la morte delle ideologie sia la migliore soluzione alle violenze e ai totalitarismi ideologici del secolo passato. Se i grandi progetti politici del secolo passato hanno fallito, producendo dittature, guerre e malanni vari, tanto meglio che si rinunci a qualsiasi progetto.

Non solo non si può più parlare di grossi progetti sociali e sistemi di pensiero a cui ispirare un modello di società, nei fatti sono stati messi a tacere il diritto, le fedi, le scienze umane per affermare che solo il libero mercato e l'eliminazione di qualsiasi impedimento e limitazione al libero scambio di beni e servizi potrà finalmente prendere in mano il destino dell'umanità e portare a compimento la storia.[7]

Sono cadute le ideologie, è vero, ma in realtà sopravvive l'ultima grande ideologia ereditata dallo scorso millennio, l'ideologia vincente del mondo globalizzato: i classici meccanismi liberisti di mercato, combinati con la finanziarizzazione dell'economia e la rete di comunicazione multimediale globale e gli attori che li governano, hanno già implementato un modello rigido neoideologico che plasma con metodi violenti il presente e il futuro del pianeta.

Come i totalitarismi novecenteschi, in realtà anche questo modello ha i suoi riferimenti identitari rigidi al di fuori dei quali si è soggetti marginali/asociali. Nei confronti dei marginali/asociali sono possibili tre strategie base da parte dei sistemi neoliberisti, a seconda delle loro caratteristiche:

1)      assistenza caritatevole;

2)      indifferenza e sostanziale cancellazione dall'agenda della storia che è redatta dal sistema di comunicazione globale;

3)      identificazione quali nemici del sistema da eliminare con ogni mezzo.

Il sistema globale portatore di questo modello ideologico è, perciò, se esaminato da questo punto di vista, un sistema violento, anche se talvolta in modo non del tutto palese, e totalitario perché non ammette deviazioni. Sembra a volte tollerarle, ma solo se non mettono in questione i fondamenti del sistema dato.

Non è un caso, affermano alcuni, che la guerra proprio adesso sia stata riabilitata come soggetto della storia, dopo la sua messa al bando al termine della seconda guerra mondiale e la nascita dell'ONU che aveva lo scopo preciso di prevenirla e impedirla.[8]

3.1.3       Predominio dell'economia

In questo scenario la politica pura - intesa come attività volontaristica di uomini e donne per governare la società in cui vivono - è appunto diventata un fattore secondario perché è culturalmente egemonizzata dai meccanismi di mercato e dai soggetti che li regolano. La politica è in crisi, screditata e debole nello sforzo di governare una realtà che in qualche modo sembra esserle sfuggita di mano.

L'ideologia liberista è, dunque, ormai ideologia che si esercita in luoghi altri rispetto a quelli politici del libero esercizio democratico; essa dispiega in pieno la sua azione nel sistema finanziario, nelle grandi imprese, nei media, nel sistema della pubblicità, nei luoghi di produzione della cultura.

La produzione culturale è portatrice di una crisi gemella e analoga a quella della politica.

Università e mass-media sono in genere dominati da conoscenze frammentate, che servono solo per le utilizzazioni tecnologiche, e non riescono a dare risposte alle esigenze moderne. A volte si sviluppa umanesimo, ma senza rapporto con la realtà e più spesso si insegna tecnica senza etica, ovvero tecnologia che ha se stessa quale fine.

Facciamo nostri, in questo senso, i ripetuti appelli del Santo Padre e quelli di numerosi esponenti ecclesiali (non ultimo il recente intervento del cardinale arcivescovo di Milano)[9] che chiedono alla politica, alla società dei laici e dei credenti, e alla cultura, di sottoporre a critica l'ideologia liberista che costituisce oggi la base del sistema economico e sociale che governa l'umanità.

3.1.4       Squilibri violenti e ingiusti

Gli squilibri violenti fra una minoranza ricca di abitanti della Terra e una stragrande maggioranza di poveri sono un'ingiustizia inaccettabile, e ancora meno accettabile è l'azione del sistema della comunicazione che nasconde la realtà della vita degli uomini della Terra poiché solo gli uomini/consumatori sono oggetto di interesse mediatico, mentre coloro che non hanno capacità di acquisto non esistono, contano ancora meno delle risorse naturali e ambientali.

Ciò che questo scenario può portare per il futuro del mondo è difficilmente immaginabile, ma certo è molto vicino al disastro. Di fronte a ciò, l'elevatissimo numero di persone che si spostano dai Paesi del Sud del mondo per avvicinarsi alle risorse economiche del Nord, non è altro che una minima e insufficiente valvola di sfogo delle tensioni che si stanno accumulando nei Paesi poveri.

E' ridicolo l'atteggiamento di quelle sottoculture politiche localistiche che vedono nelle migrazioni un pericolo per le identità culturali locali e gli interessi economici regionali. Entrambi questi elementi sono già da tempo stati spazzati via del sistema capitalistico globalizzato che chiede forza lavoro a buon mercato per i suoi fini, fra i quali certo non è compresa la salvaguardia delle identità locali, né hanno alcun peso i fattori economici locali se non strettamente collegati alle decisioni assunte su scala globale.

Anche questo è un esempio della miseria culturale della nostra politica che non ci sembra più in grado di ritrovarsi su valori irrinunciabili e ha perso il coraggio di costruire modelli di società, sui quali interloquire con i poteri economici, partendo da questi valori.

3.1.5       La povertà globale: impoveriti ed esclusi dal banchetto dello sviluppo

La povertà, oggi, si presenta con due volti molti diversi: la povertà di coloro che non riescono a garantire i diritti fondamentali della loro persona (alimentazione, alloggio, sanità…) e quella di coloro che ogni giorno sperimentano il divario fra le diverse possibilità di vita a seconda del reddito posseduto e del luogo di vita (possibilità di sviluppo, di progettare il domani, di migliorare la propria condizione di vita, di vedere garantiti i diritti sociali oltre che quelli personali…).

L’Italia e gran parte dell’Europa, attraverso l’impegno degli enti pubblici e degli individui, hanno in gran parte debellato la prima povertà, ma la nuova situazione sociale nei Paesi occidentali fa emergere in maniera sempre più allarmante la seconda povertà. Inoltre, attorno a noi, se guardiamo l'insieme del mondo, notiamo che la povertà nominata per prima è in costante crescita a causa delle decisioni economiche e politiche di coloro che hanno risolto il loro problema di sopravvivenza.[10]

Ma i primi e i secondi poveri sono accomunati da uno stesso destino, perché la politica non gestisce lo Stato, ma si lascia gestire dal mercato. È il destino dei diritti negati se non si ha potere d'acquisto, il destino dell'assistenza a carattere caritativo e di scarsa qualità che quindi perpetua lo svantaggio sociale attraverso le generazioni di poveri.

3.2      Volontariati per un mondo migliore: esperienze e pratiche di costruzione di un'alternativa

3.2.1       Il movimento dei movimenti: dalla critica alla proposta

In una prima fase di questo violento processo mondiale, che è legato alla globalizzazione dei mercati, l’enormità dei problemi che affioravano ha messo in un angolo la capacità progettuale di quel segmento delle società mondiali che volevano “l’istituzione dell’umanità come nuovo soggetto politico” per affrontare i problemi mondiali in sedi e con strumenti alternativi alla guerra e alla legge del più forte[11]. All'inizio ci si è semplicemente opposti: nasceva così quel movimento che presto è stato individuato con il neologismo No-global.

Polverizzate esistevano, però, in ogni società, delle risposte locali che potevano essere riprese e proposte in altri contesti. Le grandi manifestazioni (Genova, Seattle, …) con l’emersione di una nuova voglia di esprimere una soggettualità politica comune, e i Social Forum Mondiali (Porto Alegre su tutti), sono riusciti nella connessione di questo arcipelago di esperienze, compiendo lo straordinario servizio di stabilire un linguaggio comune che permettesse lo scambio di esperienze, di culture, di informazioni, di proposte, di iniziative. Le grandi e contemporanee manifestazioni contro la guerra in Iraq, guidate dalle stesse parole d’ordine declinate in decine di lingue, ne sono state una logica conseguenza. A No-global si è in fine opposto un altro neologismo: Neo-global, ad indicare lo sforzo e la volontà di passare dalla critica alla proposta e la volontà di costruzione di alternative reali, credibili e realizzabili.

Si sono così intrecciati e collegati il lavoro e l'impegno di mondi e culture che fino a pochi anni fa erano lontani e ben distinti: il movimento ecologista, il movimento sindacale, le realtà di solidarietà internazionale e il mondo missionario delle chiese, i gruppi pacifisti e nonviolenti, le diverse realtà impegnate sui vari fronti della tutela e promozione dei diritti dell'uomo e dei popoli.

3.2.2       Quale sviluppo

Elemento centrale della riflessione comune è rappresentato dalla critica dell'idea di sviluppo e di progresso che il sistema globale sta realizzando. Come abbiamo visto esso ha come corollari e conseguenze sempre più evidenti:

       una crisi della politica, divenuta sempre più subalterna al sistema economico globalizzato;

       un ritorno della guerra e la giustificazione della violenza come soluzione inevitabile nei confronti degli squilibri crescenti;

       una crescita esponenziale della povertà e dell'iniqua distribuzione del benessere e delle possibilità di sviluppo tra gli uomini.

Inoltre, come tutti ben sappiamo, l'attuale modello di sviluppo globale comporta:

       un degrado progressivo e drammatico dell'ambiente;

       un utilizzo di risorse non rinnovabili a scapito del diritto delle future generazioni di goderne;

       lo smantellamento dei sistemi comunitari, l'abolizione dei beni comuni e dei sistemi pubblici e collettivi di gestione degli stessi, il ridimensionamento dello stato sociale e dei livelli di garanzia e tutela dei diritti individuali e collettivi;

       la perdita delle diversità culturali ma anche della bio-diversità, attraverso un processo di omologazione e semplificazione funzionale solo alle logiche di indirizzo dei consumi e di controllo dei mercati.

Ma oltre la critica, l’obiettivo del movimento “Neo-global” è quello di rendere possibile, sperimentare e costruire un nuovo sviluppo[12], una nuova globalizzazione. Nuovo sviluppo che ha bisogno di una nuova cultura, di nuovi strumenti, nuovi linguaggi, nuove metodologie e nuove prassi: superare la riduzione di economia a libero mercato, del “bene-essere” ai consumi, della cultura all’uso delle tecnologie disponibili, del sociale all’individualismo. Superare la riduzione del futuro e della speranza al tempo reale, al tutto subito, al breve termine.

Il lavoro e l'impegno dei molti gruppi, associazioni, reti che si sono collegate a Porto Alegre ha permesso lo sviluppo di un pensiero forte, ha attivato centri di ricerca, università. Ha avviato sperimentazioni, reti di scambio e promozione di iniziative concrete che dimostrano e anticipano le alternative possibili. Ha attivato campagne, mobilitazioni, azioni politiche e di pressione nonviolente su scala planetaria, dimostrando che è possibile collegare la partecipazione e l'azione locale con forme mature e propositive di presenza nella scena politica globale.[13]

3.2.3       Il nostro volontariato, il movimento dei movimenti, i giovani

La costruzione reale di questo “nuovo mondo possibile” è quindi il filo rosso che collega le diverse anime e la riflessione del movimento: come volontariato ci sentiamo parte di questo laboratorio. Il nostro impegno nelle comunità locali, il nostro sforzo di costruire nuovi legami di solidarietà e nuovi modelli di convivenza nei territori sempre più attraversati dalle dinamiche globali, sono il nostro contributo e la nostra proposta al movimento dei movimenti.

Le nostre associazioni e il nostro lavoro nelle reti locali sono laboratori dove si sperimentano non solo nuove forme di cittadinanza, ma soprattutto la prima concreta azione di nuova globalità. Le esperienze su cui riflettere non mancano: bisogna piuttosto metterle in rete e lavorare ad una loro organicità e riproducibilità.

Il Mo.V.I. ha una storia forte di impegno, elaborazione e collegamento sul locale. Socializzare il territorio è stato per anni lo slogan e la base concettuale della progettualità Mo.V.I.. Oggi il localismo privo di riferimenti critici e compatibilità con la globalità dei problemi non ha più futuro. Non riesce ad interagire con i giovani che sentono di vivere in una società insicura sul piano locale e globale. La società dell'insicurezza è percepita sia nelle opportunità che mancano e nelle minacce dietro la porta di casa, ma anche nella vicinanza e nel potere che fatti di dimensione globale hanno di determinare la vita della nostra come di tutte le comunità della Terra.

Solo un movimento che agisca il metodo partecipativo, la lotta per la giustizia, la politicità della proposta, la nonviolenza come valore di fondo, può incontrare anche i giovani e compiere con loro percorsi educativi: per loro come per gli adulti il movimento può e deve costruire principi e metodi per depotenziare lo scontro fra ricchezza e povertà, fra religioni e culture diverse, nel locale come specchio del globale, per costruire una comunità più giusta, una politica adeguata.

Un volontariato che percorra queste strade potrebbe formare uomini e donne che si percepiscono quali attori propulsivi nella società e non più quali consumatori passivi, entusiasti o depressi.

 

o       Nel territorio dove svolgiamo la nostra attività, in quali aspetti i bisogni delle persone sono giudicati e risolti più come realtà economico-finanziarie che come dimensione reale delle persone? (es. anziani, handicap, immigrati, indigenti…)

o       Quali realtà concretizzano un progetto in cui l’economia è davvero al servizio del beneficio della persona? Quali, invece, manifestano una concezione di economia come realtà autonoma a cui tutto è permesso e che non deve rispettare nessuno?

o       Esiste la percezione che il benessere di alcuni è a scapito del benessere di tutti?

o       Che effetto vi fa veder convivere mondi così diseguali con risposte così difformi ai bisogni dell’individuo?

o       Ha senso, secondo voi, che, indipendentemente dalle differenze, si possa far fronte comune con chi, di volta in volta, condivide con noi alcuni specifici obiettivi?

o       Il movimento può e deve costruire principi e metodi per depotenziare lo scontro fra ricchezza e povertà, fra religioni e culture diverse?

o       Quali strumenti e che modalità deve utilizzare per costruire una comunità più giusta, una politica adeguata?

4         Dalle esperienze e dalle buone prassi al nuovo ruolo politico del volontariato

Le scelte che il Mo.V.I. si appresta a compiere per i prossimi anni, richiedono un'attenta riflessione su quali siano gli scenari sociali e politici nei quali ci troveremo ad operare e nei quali il movimento sarà chiamato a svolgere la sua funzione. Le scelte future saranno tanto più adeguate quanto più si coglieranno appieno i segni dei tempi e le sfide che la storia e la realtà ci pongono.

Come abbiamo visto, questo riguarda una realtà globale, mondiale, con i suoi riflessi e ricadute sulla situazione di casa nostra, nella realtà specifica del nostro Paese.

Dall’analisi della realtà discende il ruolo che il Mo.V.I. vuole avere nella costruzione di politiche sociali a partire dai suoi valori fondanti e in coerenza con i principi di solidarietà e sussidiarietà. Il ruolo politico del Mo.V.I. si è sempre sviluppato a partire dalla collaborazione con le Istituzioni e da una presenza “politica” nelle sedi di concertazione ove è stato chiamato a partecipare. Da sempre il movimento ricerca la collaborazione in tutti gli ambiti e in tutti i momenti nei quali si discutono, si elaborano o si attuano le scelte di politica sociale e l’organizzazione dei servizi, con particolare attenzione alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione, e offre il proprio contributo di esperienza, nelle forme previste dalle Leggi, alla programmazione.

4.1      La situazione attuale: il volontariato di fronte alla complessità

4.1.1       Il tramonto della società industriale: vecchie e nuove povertà interrogano un modello di società

“La società industriale sta tramontando e, con essa, i modelli di politica sociale, gli equilibri tra stato e famiglia, i modelli di servizio sociale che essa aveva costruito”. Di fronte a questo cambiamento, la società è giunta ad un bivio: o imbocca la strada di una società sempre più individualizzata e atomistica (su modello di USA, Scandinavia, Gran Bretagna), oppure cerca un nuovo modello solidaristico, nel quale per solidarietà si intende: “ricerca di una società relazionale che deve essere intesa come rete.”[14]

Questo elemento di “incertezza” caratterizza la fase che stiamo attraversando: si stanno compiendo diversi tentativi per affrontare gli enormi e continui cambiamenti sociali con l’intenzione di realizzare forme più intelligenti e sinergiche di integrazione degli interventi e delle politiche sociali capaci di rispondere non solo ai bisogni materiali, ma anche di sostenere e permettere un reale sviluppo umano, una vita buona, un equilibrio fra mente e corpo, individuo e società, società e ambiente, fra locale e globale.

Questa ricerca di un nuovo modello di società è la vera sfida che ci troviamo davanti. Il volontariato la condivide e la fa propria, essendo da sempre impegnato nello sforzo di pensare e sperimentare un modello di stato sociale capace di dare attuazione al dovere di solidarietà previsto dalla nostra Costituzione.

4.1.2       Il volontariato nel Terzo Settore

Non si tratta di scegliere fra purismo della gratuità assoluta, o comunque prevalente nelle nostre organizzazioni, e forme di affiancamento volontari/professionisti. Non si tratta nemmeno di scegliere fra la destra e la sinistra, o fra un volontariato schierato politicamente e uno filo istituzionale.

Si tratta di accompagnare il movimento e le associazioni a un lavoro caratterizzato ogni giorno dal riferimento rigido ai valori di giustizia (locale e globale), partecipazione, nonviolenza e al coraggio dell'azione volontaria che è anche proposta politica.

La intensità di gratuità (che resta comunque un caposaldo dello stile organizzativo Mo.V.I.), le scelte politiche di ogni fase storica, le valutazioni dell'agire istituzionale sono per il movimento aspetti secondari che devono diventare consequenziali rispetto ai valori che costruiscono gli stili organizzativi visibili all'esterno. Si può, infatti, operare nella gratuità assoluta, ma in modo intrinsecamente violento e che non costruisce liberazione e giustizia.

Perciò il movimento deve proporsi quale riferimento etico forte, ma accogliente e nonviolento in un mondo del no-profit in cui si spinge verso la bassa intensità di valori ed identità. Tale proposta può articolarsi all'interno del contenitore del Forum del Terzo Settore, se ve ne è l'agibilità, ma in caso contrario deve individuare nuovi ambiti fra quelli esistenti o spendersi per crearne di nuovi, non solo chiamando a raccolta il volontariato, ma anche alleandosi con le parti della società italiana che intendono impegnarsi per il rafforzamento di modelli basati sui valori nella nostra vita democratica.

Anche il volontariato è nella società e a volte rischia di perdere di vista le proprie ragioni originarie, senza costruire percorsi forti e testimonianze radicali su valori e partecipazione.

Il Terzo Settore è, purtroppo, ampiamente in questa deriva utilitaristica e tecnicistica. Da anni in Italia non esprime cultura su valori e modelli, si limita a svolgere il ruolo di soggetto titolare di rappresentanza di organizzazioni e quindi difende interessi organizzativi/imprenditoriali. Nella sua foga adolescenziale di soggetto che tutela interessi di parte non riesce a renderli anche in modo indiretto compatibili con gli interessi della comunità, cosa che paradossalmente riesce meglio alla Confindustria.

Il volontariato italiano è ancora nella crisi tecnicistica del Terzo Settore e non riesce a limitarla dall'interno di esso, oppure non si riconosce in quella deriva; d'altro canto, non riesce ancora a darsi propri luoghi di rappresentanza fondati sulla difesa di valori, principi politici e conseguenti modelli sociali di riferimento.

4.1.3       Il volontariato di fronte alla crisi della politica

Analogamente, il rapporto del volontariato con la politica deve essere autonomo e critico e deve misurare la capacità di questa di costruire modelli di governo compatibili con i valori del movimento. Il movimento può svolgere un ruolo di una qualche importanza nel condizionare il governo del Paese nella direzione dei valori, anche in considerazione del fatto che tutte le parti politiche hanno in gran parte abdicato a valori forti di riferimento e forse proprio a causa di ciò hanno serie difficoltà a interagire con l'anima profonda del Paese.

Ciò sarà tanto più possibile quanto più il movimento saprà muoversi nella costruzione della rete e della rappresentanza del volontariato, anche servendosi della rete dei Centri Servizi per il Volontariato quale sostegno al rafforzamento della progettualità del volontariato italiano. In occasione, ad esempio, delle prossime consultazioni elettorali sarà, quindi, opportuno che il movimento, insieme ad altri soggetti importanti del panorama del volontariato italiano, sappia elaborare questioni, strategie di soluzione di nodi problematici, e modelli di governo delle politiche sociali compatibili con i valori di fondo della propria azione.

Andranno quindi affrontati, non da soli ma con i compagni di strada necessari, i nodi principali della vita civile e soprattutto quelli più delicati per i cittadini più deboli: una nuova scuola relazionale e partecipativa, una sanità dei diritti, un mondo del lavoro della valorizzazione della persona, un nuovo modello di casa, di cultura garantita quale fattore di crescita dell'individuo al di fuori dei modelli di consumo, uno Stato della convivenza religiosa, difesa da stili di consumo abnormi o ingiusti ...

Su questi terreni il movimento, sia a livello centrale che locale, deve sfidare la politica - di qualunque colore - a esprimere la propria capacità progettuale e di governo.

4.1.4       Dalla “Statualità e sudditanza” alla “Politica strumento di democrazia, democrazia come composizione dei rapporti”[15]

La sfida alla politica deve essere portata su un terreno nuovo. Troppo spesso in questi ultimi anni il significato di azione politica è stato male inteso come un processo per l'affermazione di idee e di gruppi di interesse su altre idee e su altri gruppi di interesse. Questo ha portato ad interpretare la politica stessa come mera gestione del vantaggio da trarre per la propria parte nella gestione del quotidiano o del futuro prossimo. E proprio questo rapporto di gestione dell'esistente, che viene proposto come politica, interessa poco e interessa sempre meno i giovani.

In questo senso leggiamo anche la deriva decisionista che ha caratterizzato l'ultima fase delle riforme istituzionali, non solo in Italia: per rispondere alla crisi della politica, in difficoltà nel governare uno scenario egemonizzato sempre più dal mondo economico e dagli interessi di parte, è stata proposta la strada del maggioritario, dei maggiori poteri all'esecutivo, del presidenzialismo. Anche questo ha contribuito a demolire l'idea e la prassi di politica come confronto e composizione tra idealità e interessi diversi. L'altra strada maestra per rimettere al suo posto una Politica capace di dare reali risposte alle aspirazioni e alle necessità delle presenti e future generazioni, è la strada della partecipazione: ridare spazio e dignità alla cittadinanza e alla gestione partecipata e decentrata del potere.[16]

Il concetto di cittadinanza indica la strada per la riaffermazione di un’idea di partecipazione e politica più vicina all'uomo. Questo concetto vede nella reciprocità lo strumento di pacifica e cooperante convivenza. La cittadinanza come rapporto porta, quindi, ad un’idea di democrazia non come procedura per decidere, attraverso meccanismi di potere, ma come pratica di composizione costante e quotidiana dei rapporti: uno strumento che regoli il possibile e l'avvenire. Questo il terreno nuovo su cui portare la sfida alla politica attuale.

4.1.5       Un quadro generale di tasselli scomposti: quale ruolo per il volontariato

Siamo di fronte ad un quadro complesso, in cui, però, le risposte e le soluzioni sono già a disposizione, le possiamo già vedere anche se confuse e disordinate come i tasselli di un puzzle: sussidiarietà, partecipazione, equilibrio locale/globale, centralità della Politica, ridimensionamento del potere dell'Economia, nonviolenza, rilancio e riforma delle istituzioni ai vari livelli, sviluppo di economie solidali e produttrici di beni relazionali, nuovi stili di vita e di consumo, sobrietà ...

Si intravede un modello che collega la rete di questi frammenti: un modello che, anche se non del tutto esplicito e definito, è già in via di realizzazione.

Questo è, allora, il compito possibile per il movimento del volontariato: portare il proprio contributo, a partire dalla propria specificità ed esperienza, insieme a tutti gli altri attori impegnati nella stessa direzione, per dare dignità politica a questo modello, per costruirlo e farlo crescere nella società Italiana, valorizzando e rinforzando la rete di gruppi e associazioni che è la nostra ricchezza.

o       I gruppi di volontariato hanno colto questa complessità? Hanno reagito: cambiando? Adattandosi? Oppure sono “rimasti a guardare”?

4.2      I punti deboli del volontariato

Un punto di forza, per il volontariato oggi in Italia, è rappresentato dall’attenzione e dal riconoscimento ormai consolidati che gli enti pubblici, le pubbliche amministrazioni e il legislatore gli riconoscono, a seguito dell’impegno sul campo di dimensioni rilevanti, di lunga tradizione e di forte impatto sulle comunità locali. Accanto a questo emergono alcuni punti di debolezza interni al mondo del volontariato che possiamo così sintetizzare:

4.2.1       Difficoltà di lettura di una realtà sempre più complessa

C'è oggi una difficoltà di lettura e interpretazione di una realtà sociale, politica, istituzionale/organizzativa sempre più complessa e frammentata, sia per le dinamiche globali, ma anche per lo scenario nazionale. Per esempio, a seguito di riforme di per sé opportune e positive (titolo V Costituzione, legge 328 ecc.) che hanno stabilito nuove competenze e determinato un sistema di protezione sociale in evoluzione e per ora in fase di sperimentazione, oggi diventa difficile stabilire i contenuti degli stessi livelli essenziali di assistenza e il confronto tra le diverse risposte ai bisogni.

4.2.2       Volontariato stanco e invecchiato

Molte realtà di volontariato, in Italia, mostrano segni di stanchezza e chiusura: difficoltà a coinvolgere i giovani e quindi a rinnovare i quadri dirigenti; gruppi che spesso si “avvitano” su esperienze consolidate, senza cercare nuove strategie, senza rinnovare il proprio ruolo in una società che cambia vorticosamente.

Le energie vengono dedicate alla ricerca di strade più “gratificanti” come le convenzioni e/o le sovvenzioni pubbliche: si tratta di gruppi che si “rinchiudono” nei propri progetti o al massimo cercano alleanze all’interno della propria area (minori, disabili, ecc.).

È necessario aprire una riflessione seria su queste difficoltà: tornare a “percorrere le strade”, a frequentare le scuole, ad incontrare la gente e i giovani là dove vivono e sperimentano la quotidianità, riscoprire la strada dell’autofinanziamento, uscire dall’isolamento e promuovere percorsi comuni di collaborazione e sinergia in uno scenario con un elevato livello di partecipazione.

4.2.3       Come essere efficaci senza perdere l'anima: la sfida del terzo settore

Una ulteriore difficoltà nel mettere in atto interventi efficaci ed efficienti di risposta ai bisogni, senza perdere le proprie caratteristiche peculiari di volontari, viene dal confronto con altri soggetti, pubblici e privati, oggi tutti orientati verso un modello “aziendalistico”, oggi prevalente nel Terzo Settore. Il volontariato è spesso in posizione critica o comunque è presente, ma relegato ad una mera funzione integrativa e umanizzante, priva di quel respiro strategico capace di produrre il valore aggiunto della coesione sociale, dell'aumento del “capitale sociale”.

4.2.4       Appartenenza e rappresentanza: fragilità di una rete incompiuta

Si coglie, infine, una difficoltà a mostrare e offrire concretamente un alto profilo di “rappresentanza” del volontariato organizzato, capace di farsi riconoscere come realtà coesa e di porsi all’esterno come voce autorevole. Questo problema accomuna tutto il volontariato, ma per il Mo.V.I. in particolare significa anche verificare quanta partecipazione le stesse federate vivono nei confronti dei livelli del movimento provinciali e/o regionali. Bisognerebbe indagare quanto le associazioni aderenti sanno dell’attività politica del Mo.V.I. e dei vantaggi che pensano di riceverne, di come vorrebbero cambiassero le cose, eventualmente, di quanto sono disposte a formare i propri volontari e a metterli a disposizione del movimento. Si tratta di indagare il livello di partecipazione che è propedeutico alla rappresentanza vera e propria.

4.2.5       Bravi volontari ma anche buoni cittadini e animatori della rete sociale

Il volontario oggi è chiamato a svolgere funzioni e azioni complesse, che richiedono competenze e capacità che vanno ben al di la della buona volontà o della capacità di operare nelle singole azioni di volontariato. Vi è una certa difficoltà nel trovare persone impegnate nell’azione volontaria e contemporaneamente disponibili e competenti rispetto alle esigenze di partecipazione sopra indicate: non “esperti” accademici, ma attori sociali capaci di dare un apporto valido e originale, basato sull’esperienza e sul confronto costruttivo con altri soggetti, come concertatori ai tavoli, come attivatori della rete sociale di un territorio, come interlocutori con le forze politiche, come promotori e attivisti in coordinamenti e campagne ai diversi livelli, dal locale al globale.

o       Sono condivisi questi punti di debolezza? Quali altri se ne potrebbero aggiungere secondo l’esperienza dei propri gruppi?

4.3      Gli strumenti per una nuova azione politica

4.3.1       Torniamo a pensare in grande: la politica come progettualità globale per il bene comune

Per essere attori efficaci ed efficienti sulla scacchiera politica locale e nazionale, occorre porsi alcuni obiettivi condivisi e concreti rispetto alla concezione delle politiche sociali e dei servizi che si ritiene opportuno garantire alla comunità.

E’ necessario che si stabilisca la strategia politica del movimento a livello nazionale, per meglio orientare l’azione sul territorio di tutte le rappresentanze regionali e provinciali, pur tenendo conto di alcune inevitabili differenze legate alle singole realtà territoriali e alla legislazione locale.

Caratteristica e obiettivo comune può essere la creazione e l’attuazione di una politica di advocacy.

Letteralmente advocacy significa sostegno e supporto in favore di una causa specifica; nell’azione del volontariato la funzione di advocacy rappresenta la promozione e la tutela dei diritti quale pratica di cittadinanza solidale, impegno nella rimozione delle cause di emarginazione e disuguaglianza, denuncia dei diritti negati anche per inadeguatezza o non applicazione delle normative.

La riflessione interna al Mo.V.I. deve quindi, a nostro parere, toccare i seguenti aspetti:

·        pensare a politiche sociali integrate e sinergiche;

·        sviluppare tali politiche con interventi dal basso;

·        pensare all’integrazione intesa come capacità di realizzare interventi che siano in grado di produrre solidarietà anziché individualismo, capitale sociale invece che utili o interessi particolari;

·        svolgere un’azione di controllo e denuncia di situazioni e atti volti a limitare l’esercizio dei diritti da parte di determinate categorie di cittadini e da parte delle organizzazioni di volontariato stesse;

·        esercitare capacità di connettere in modo coerente i differenti bisogni e le dimensioni esistenziali della vita quotidiana;

·        promuovere capacità di attivare tutti gli attori sociali, a partire dalla famiglia e dalle categorie deboli stesse, come soggetti attivi della comunità e delle politiche sociali.

4.3.2       Una linea chiara e obiettivi condivisi sulle politiche sociali: unire la base, cercare alleanze

E’ importante che l’azione del Mo.V.I. parta da una piattaforma culturale e concettuale comune, che valorizzi e renda patrimonio condiviso la storia di ogni percorso regionale, ad esempio, e le buone pratiche realizzate che diventano, così, stimolo e modello per ulteriori attività.

Diventa importante coagulare la più ampia convergenza di intenti da parte di altre formazioni sociali e civili intorno agli obiettivi politici individuati, così che si crei una rappresentanza numerosa e democratica, e da questa si possa partire per costruire diversi tipi di alleanze.

E’ importante allargare la propria base associativa, collegandosi con esperienze diverse e stimolanti, nonché creare occasioni di collaborazione con altre realtà (vedi la recente partecipazione alla “Tavola per la solidarietà”). Dimostrare concretamente il dialogo e la convergenza di intenti fra organizzazioni di volontariato che spesso si pongono come autoreferenziali, o addirittura agiscono in contrapposizione. Questo fa sì che il volontariato stesso non venga più visto come fornitore di servizi leggeri o come sostituto del pubblico quando fa comodo, ma diventi un interlocutore forte, portatore di istanze proprie e di capacità propositiva.

Occorre, quindi, riuscire a stringere alleanze con gli altri soggetti del mondo del volontariato, ma anche con gli altri attori del terzo settore più in generale. Mostrare una larga rappresentanza di cittadini che si identificano in una cultura e in una posizione politica ben definite è fondamentale per porsi come interlocutori competenti (per conoscenze dei problemi, esperienze realizzate e formazione acquisita) e rilevanti (per la base che si rappresenta, composta sì dai più deboli che si vogliono tutelare, ma anche da tutte le componenti che si impegnano per la promozione dei diritti di tutti).

4.3.3       Restituire competenza e potere ai cittadini e al territorio

L’azione del terzo settore, e ancor più delle strutture di volontariato, deve essere concepita come supplementare e non alternativa al ruolo dell’ente pubblico.

Chi si propone di interpretare gli abitanti di un territorio - associazioni, sindacati, gruppi intermedi - deve impegnarsi anche a restituire competenza sociale agli abitanti stessi. Questo nuovo approccio alla partecipazione deve tradursi in azioni specifiche da includere nel ruolo di advocacy, inventando strumenti per migliorare la capacità di rappresentanza del terzo settore e strumenti di mobilitazione diretta dei cittadini interessati alle politiche sociali. La presenza legittimata del terzo settore nell’erogazione dei servizi del welfare state consente la realizzazione di un sistema in cui l’offerta e le responsabilità sono decentrate e non più accentrate in una struttura rigida e verticalistica, contribuendo a ridurre il senso di dipendenza e di passività dei cittadini senza togliere all’ente pubblico la regia delle azioni programmatorie.

4.3.4       La sussidiarietà circolare: cambiare le istituzioni per valorizzare le istituzioni

Nella sussidiarietà verticale l’ente superiore non deve sostituirsi all’ente inferiore in ciò che esso può fare autonomamente. Parlando invece di sussidiarietà orizzontale, si intende affermare che l’ente pubblico non deve fare quello che possono fare le libere iniziative della società, ma deve promuoverle e sostenerle.

Si potrebbe, allora, ipotizzare il principio della sussidiarietà circolare dove la rappresentanza del terzo settore - abitanti del territorio, associazioni, sindacati, gruppi intermedi, ecc. – porta, attraverso la partecipazione, un contributo al cambiamento sociale operando una solidarietà al welfare state per diminuire il senso di supplenza allo Stato nelle politiche sociali. Il benessere non è delegato allo Stato, lo costruiamo prima di tutto noi cittadini, nelle comunità locali, attraverso le nostre azioni quotidiane: allo Stato affidiamo la realizzazione di alcune azioni che richiedono investimenti e competenze particolari.

Una sussidiarietà, inoltre, in cui i cittadini e il terzo settore permettono che ciò che l’ente pubblico ha risparmiato da azioni specifiche, possa essere reinvestito in competenze e strumenti che andranno a ridurre il senso di disimpegno delle pubbliche istituzioni nel garantire il servizio dovuto ai cittadini.

Sussidiarietà, quindi, non intesa come demolizione dello stato sociale verso una libera iniziativa egoista e poco solidale, ma al contrario come rilancio del ruolo delle istituzioni in un nuovo quadro di rapporti con le forze sociali e con la cittadinanza, per un'efficace azione solidale e di promozione del benessere per tutti.

In questi termini va definito un altro livello di alleanza da stipulare, cioè quello tra Mo.V.I. e istituzioni pubbliche.[17]

4.3.5       Testimoniare, diffondere e organizzare pratiche di cittadinanza attiva e solidale

Il nuovo ruolo politico che il Mo.V.I. dovrà assumere non può essere legato soltanto alla rappresentanza delle organizzazioni di volontariato sui temi a queste più cari, ma deve essere un ruolo maggiormente incisivo sullo scenario della politica italiana. Per svolgere pienamente questo ruolo occorre che il Mo.V.I., a partire dai suoi valori fondanti - ossia, tra gli altri, la solidarietà, la gratuità, l’equità, la giustizia sociale, l’eguaglianza - sappia imporsi come attore significativo che elabori e proponga trasversalmente stili di vita e progetti sociali controcorrente nei confronti della cultura neoliberista e materialista dominante. Pertanto il Mo.V.I. deve comunicare al Paese le proprie posizioni sulle tematiche sociali (e non solo), deve essere interlocutore con pari dignità delle altre forze politiche e sociali, capace di interagire a tutti i livelli. Ne discende che il Mo.V.I. dovrà anche prendere posizioni ben precise su determinati temi, anche a fianco di forze politiche e soggetti di qualsivoglia schieramento, per rafforzare le proprie richieste.

In questa sfida al cambiamento diventa importante valorizzare tutte le risorse a disposizione, ossia tutti coloro che condividono le idealità e i valori, pure se non sono più presenti fisicamente nel Mo.V.I. avendo intrapreso altre attività, in particolare di tipo politico-amministrativo.

Fondamentale sarà la comunicazione e l’interazione con i cittadini che non svolgono azione di volontariato, al fine di divulgare in modo sempre più incisivo, anche con azioni significative sinora estranee al nostro modo di porci (ad esempio: discese in piazza, manifestazioni, presidi, ecc.), le nostre idee per una società diversa e migliore. Viviamo in un momento storico in cui, oltre alle forze politiche tradizionali, anche i mass media si rivolgono al mondo del volontariato identificandolo come profondo conoscitore e attore di azioni sociali necessarie, dedicate in particolare alle fasce più deboli della popolazione e a quelle che man mano lo diventano (basti pensare alle nuove forme di dipendenza emerse dall’ultima indagine della Caritas, alle problematiche di impoverimento del ceto medio, ecc.).

4.3.6       Scuola e volontariato: un percorso educativo ed esperienziale

La scuola è sempre più il luogo principale di crescita culturale e di socializzazione ed è pertanto un punto di riferimento forte per tutto il sistema sociale ed educativo, dalla famiglia al mondo dell’associazionismo, dalla chiesa alla realtà politica.

Per altro il processo formativo oggi, a differenza che nel passato, dovrebbe essere caratterizzato da un modello policentrico, cioè da iniziative, idee e progetti realizzati da soggetti sociali diversi in rete e relazione fra loro.

In sostanza non si tratta di reclutare volontari per le organizzazioni di volontariato utilizzando la scuola, oppure di progetti per la promozione dell’immagine della propria scuola utilizzando il volontariato o, peggio ancora, di ignorarsi reciprocamente: è fondamentale, invece, stimolare ogni alunno, piccolo o grande, ad una formazione integrale che non è il semplice risultato di ciò che ha imparato, ma è soprattutto un percorso educativo, formativo e sociale per diventare persona, lavoratore e soprattutto cittadino solidale che ha cura di sé, che ha cura dell’altro, che ha cura dell’ambiente.

Non pensiamo ad una integrazione tra scuola e volontariato perché la solidarietà diventi materia di insegnamento. Ci auguriamo invece che la solidarietà, con tutto il carico dei valori di cui è portatrice, si proponga come stile di vita, di relazione e di educazione.

4.3.7       La comunicazione: produrre cultura, promuovere dibattito, diffondere informazione

L’attività politica, per essere tale, ha bisogno di basarsi su scambi di informazioni, raccolta di notizie, produzione di idee e indirizzi, che per forza devono circolare nel modo più ampio possibile. Ogni azione, soprattutto quelle che partono dal basso, ha bisogno di essere discussa, approvata e conosciuta da tutti, perché tutti possano sentirsi parte delle decisioni prese e protagonisti dei cambiamenti che attraverso di esse si vogliono realizzare. I documenti che vengono prodotti dai vertici del movimento, la partecipazione di alcuni rappresentanti del Mo.V.I. presso organismi nazionali o regionali, sono notizie e informazioni che ogni realtà aderente deve conoscere per sentire e vivere l’appartenenza al movimento, per conoscere gli orientamenti e i progressi dello stesso.

Senza la comunicazione dei passi politici che il Mo.V.I. compie è impossibile tener vivo il senso di appartenenza dei gruppi e creare le condizioni per nuove affiliazioni, soprattutto in un’epoca che registra, in particolare da parte dei giovani, una notevole disaffezione nei confronti della politica intesa in senso partitico.

Questo stile operativo politico va fatto conoscere e va fatto crescere, innanzitutto nel Mo.V.I.mento e poi verso l’esterno. Per questo motivo è importante avviare e incentivare un’attività di ufficio stampa nazionale (ed eventualmente di uffici stampa regionali o provinciali) che renda evidente il lavoro svolto dal Mo.V.I..

4.3.8       La formazione alla nuova politica, e alla solidarietà globale

La formazione diventa strumento indispensabile per dare al movimento e alle associazioni che lo compongono gli strumenti necessari e opportuni perché l’azione politica svolta sia efficace. Il Mo.V.I, oltre a occuparsi della formazione dei propri rappresentanti in questo ambito, deve farsi carico di verificare la capacità delle proprie federate di formare, a loro volta, i propri membri perché possano sedere a tavoli di concertazione e programmazione, anche in rappresentanza delle proprie associazioni di appartenenza. Nel caso in cui questa capacità non fosse sufficientemente sviluppata, o nel caso si dovesse constatare un vantaggio nello svolgere a livello più ampio una formazione comune, il Mo.V.I. deve incaricarsi di organizzare a diversi livelli territoriali corsi di formazione politica/sociale.

A questo fine il movimento organizza e promuove corsi formativi pensati per creare modalità e cultura di lavoro di rete a diversi livelli, a partire da quello strettamente interno al mondo del volontariato – che spesso vive di rivalità e divisioni culturali e operative e di scarso dialogo – per concretizzarsi infine a livello politico territoriale, fatto di concertazione e contrattazione con interlocutori pubblici portatori di interessi e vincoli propri.

o       Cosa può significare per noi sfidare la Politica sul suo terreno e indicare modelli di giustizia e di Stato anche su questioni non strettamente inerenti le politiche sociali? Abbiamo anche il compito di parlare di riforme istituzionali, economia, lavoro, ecc.?

o       In ogni realtà territoriale sono presenti, generalmente, diversi tipi di volontariato che agiscono indipendentemente e, quasi sempre, senza un progetto comune. E’ possibile pensare ad una presenza unitaria davanti a certe scelte di politica sociale o per collaborare per il raggiungimento di certi obiettivi?

o       Spesso il volontariato si è espresso di fronte a decisioni che riguardavano la sanità o i servizi sociali, quante volte abbiamo preso a cuore la situazione dei giovani, la realtà della scuola, il passaggio di determinati valori alle generazioni che ci seguono?

o       Il volontario è generalmente una persona a cui “stanno a cuore” determinate situazioni. Per poter incidere sulla politica è necessario che “ci stia a cuore” tutto l’insieme che costituisce la vita e le relazioni delle persone. La nostra presenza su un territorio è caratterizzata da questa passione per l’insieme, o veniamo percepiti come realtà interessate al proprio orticello?

o       Potrebbe avere senso pensare in territori specifici a coordinamenti o altre forme di unione per presentare una linea unitaria al potere di turno?

o       Quanto tempo della nostra formazione viene dedicato all’allargamento del nostro campo visivo per poterci sentire, veramente, nell’agire e nell’emozionare “responsabili del tutto”?

o       La nostra presenza su un territorio è solo esigere il rispetto di determinati diritti, o è anche l’esercizio di una “cittadinanza attiva”, ossia esercizio di corresponsabilità nella presa di decisioni e presenza nei luoghi decisionali?

o       Riteniamo che un Mo.V.I. che affronti i compiti della cittadinanza attiva risponda a richieste dei gruppi di volontariato di base - anche quelli non aderenti - e alle richieste delle giovani generazioni?

o       La comunicazione che facciamo è autoesaltazione delle nostre opere o è anche annuncio di un diverso stile di solidarietà e di vita?

5         Indicazioni per ulteriore approfondimento

Per approfondire ulteriormente i temi trattati, segnaliamo alcuni documenti che sono stati utilizzati o prodotti nei cantieri del Mo.V.I. del 2004. Inoltre riportiamo i riferimenti ad alcuni documenti “storici” relativi a convegni o iniziative che hanno segnato particolarmente il percorso del volontariato in Italia e che sono interessanti sia per comprendere il cammino fatto che per l'attualità di molti contenuti.

Commenti a questo documento o contributi al dibattito possono essere inviati a: latalpaelagiraffa@yahoogroups.com. E' possibile inoltre iscriversi al gruppo di discussione per ricevere in seguito i materiali mano a mano prodotti, inviando una mail a latalpaelagiraffa-subscribe@yahoogroups.com.

Il sito www.volontariatoinrete.it raccoglierà inoltre i contributi che ci verranno inviati e il proseguimento della riflessione verso l'assemblea nazionale Mo.V.I. 2005.

Materiali prodotti dai cantieri Mo.V.I. 2005

Disponibili nel sito www.volontariatoinrete.it, comprendono materiali preparatori verso “La Talpa e La Giraffa” e contributi al dibattito che sono poi confluiti nel documento finale. Molti documenti approfondiscono ed espongono altri punti di vista sugli argomenti trattati.

Joaquin Garcia Roca “Transitando hasia los ùltimos”

Analisi del rapporto tra il volontariato e i diversi sistemi politici con ipotesi per un volontariato per il ventunesimo secolo. L’autore vive in Spagna ove insegna nell’università di Valecia e opera in un centro di accoglienza.

Sintesi del testo, che è stato utilizzato nei cantieri Mo.V.I. 2004, è disponibile sul sito www.volontariatoinrete.it.

Documento “Tavola per la solidarietà”

Diverse associazioni di volontariato, ONG, campagne e movimenti impegnati nella solidarietà internazionale, nella promozione dei diritti e della cittadinanza attiva e responsabile, nella cooperazione e nei diritti umani, hanno dato vita, recentemente, ad una Tavola per la solidarietà. Vogliono costruire un luogo aperto di ricerca comune e di iniziativa politico-culturale che si confronti con le grandi sfide del nostro tempo: la guerra in Iraq e le tante guerre dimenticate nel mondo; la crescita delle disuguaglianze e degli squilibri tra Nord e Sud del mondo; la scomparsa di fatto delle politiche di cooperazione internazionale; la riduzione del Welfare, la mercificazione dei beni comuni.

Il documento di lancio disponibile nel sito www.volontariatoinrete.it. Per adesioni e informazioni: tavolasolidarieta@tiscali.it

Atti del convegno “Per un nuovo volontariato: quale modello di cittadinanza”, organizzato dalla FIVOL, Roma 1-2 ottobre 2004”

"E’ possibile leggere il dovere in chiave di gratuità? E’ possibile vivere le istituzioni non più come strutture ossificate e castranti, ma come luoghi da vivificare in funzione di una disponibilità volontaria?". Intorno a questi temi ha ruotato il recente convegno Fivol i cui atti sono disponibili nel sito: www.fivol.it.

Interventi di Nervo, Coturri, Lipari, Frisanco, Zamagni e altri.

LABSUS – laboratorio per la sussidiarietà

Il LABSUS (Laboratorio per la sussidiarietà) è un’associazione con sede a Roma e costituita a fine anno 2004, su iniziativa di ASTRID e del Comitato QUELLI DEL 118; è una “creatura” costruita con il contributo del Mo.V.I. e rappresenta un passaggio importante per il riconoscimento ufficiale del connubio “sussidiarietà e terzo settore”, “sussidiarietà e volontariato”. Ha per scopo l’attività di ricerca sul principio di sussidiarietà riconosciuto dall’art. 118, comma 4 della Costituzione della Repubblica Italiana e si uniforma alle disposizioni della Legge n. 383/2000.

In particolare, l’Associazione intende perseguire lo scopo sociale attraverso:
- l’approfondimento dei diversi profili scientifici riguardanti il principio di sussidiarietà e la sua applicazione, mediante ricerche svolte direttamente o in collaborazione con università, istituti di ricerca, associazioni e altri soggetti interessati al tema;
- la creazione e lo sviluppo di una banca dati in materia di solidarietà;
- un servizio di informazione, assistenza e consulenza ad associazioni, amministrazioni e imprese sull’applicazione del principio di sussidiarietà, con particolare attenzione al livello amministrativo locale;
- la creazione e la gestione di un sito internet;
- la promozione e partecipazione ad iniziative di informazione e divulgazione del principio di sussidiarietà;
- la partecipazione e il supporto a iniziative di formazione in materia di sussidiarietà;
- la pubblicazione di un rapporto annuale sulla sussidiarietà.

La nostra proposta, Mo.V.I. 1991

La pubblicazione rappresenta una pietra miliare nello sviluppo del Mo.V.I.. Contiene, tra gli altri, il documento “la proposta del Mo.V.I.” del 1986, le Tesi approvate dall'assemblea nazionale del 1987, il documento “Il volontariato nel mezzogiorno, dal Sud una nuova solidarietà” del 1989.

E' richiedibile al Mo.V.I. nazionale, via del Casaletto,400.

Documenti dei convegni di Paestum-Salerno

Importanti appuntamenti del volontariato nazionale e del sud in particolare, in cui si è parlato di: "Dal Sud una nuova solidarietà" (dicembre 1989); "Sud, Europa, Mediterraneo” (gennaio 1992); "Socializzare il territorio. Oltre l'emarginazione, i nuovi itinerari di auto-organizzazione e di impegno del volontariato" (febbraio 1994). Materiali preparatori disponibili nel sito www.volontariatoinrete.it

L. Tavazza, Il volontariato nella transizione: le prospettive e le sfide del volontariato alle soglie del nuovo millennio, Fivol, Roma, 1998

Ultimo documento di analisi e riflessione sul volontariato lasciato da Luciano Tavazza. Ha rappresentato un’importante contributo nella riflessione sul welfare e il ruolo del volontariato


 

“Il volontariato oltre la transizione”, Cagliari 2003, Atti del convegno

Importante convegno dove il Mo.V.I. si è confrontato con i molti soggetti del terzo settore italiano mettendo al centro al riflessione, lo sviluppo e la prospettiva del volontariato.

Pubblicati nel numero 3-4/2003 della rivista “Fogli di informazione e collegamento” edita dalla federazione Mo.V.I. della Lombardia.

Disponibili nel sito www.volontariatoinrete.it (sezione Rivista)

L. Tavazza, Dalla terra promessa alla terra permessa, FIVOL Roma, 1999

Ultimo contributo che Luciano Tavazza ha voluto donare a tutti i volontari. Raccoglie e ricostruisce la storia del movimento e del Mo.V.I. in particolare dal 1975 al 1990.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Febbraio 2005

 

Mo.V.I. – Mo.V.I.mento di Volontariato italiano

 

 

 

 

Via del Casaletto 400 - 00151 Roma
tel. 06 6538261
email: Mo.V.I.nazionale@hotmail.com
Sito: www.volontariatoinrete.it

 


 

[1]Era il titolo, della relazione del Comitato Nazionale del MoVI all'Assemblea Nazionale del 25/26 aprile 1987 (in “La nostra proposta”, MoVI 1991).

[2]“Per l'avvio di una riflessione sul volontariato”: Parisi, Solinas, Fantozzi, Marcello.

[3]Costituzione delle Repubblica Italiana, articoli 2 e 3.

[4]Si vedano gli atti del convegno nazionale “Per un nuovo volontariato: quale modello di cittadinanza”, organizzato dalla FIVOL, Roma 1-2 ottobre 2004”, in particolare la relazione di Giovanni Nervo.

[5] Il testo di questo capitolo è ispirato alla relazione su “Volontariato ed advocacy” tenuta da Franco Bentivogli al seminario della Fondazione Zancan – Padova.

[6]Un'analisi delle radici della violenza e come risposta paradossale e illusoria ai conflitti può essere trovata nei testi di Parknas o nell'opera di Rene Girard (ad esempio “Il capro espiatorio”, Adelphi).

[7]Un interessante sintesi di analisi su questi argomenti la si può trovare nel testo “Prima che l'amore finisca” cap. 24, Raniero La Valle, Ed. Ponte alle Grazie, 2003.

[8]Si veda sempre il testo di Raniero La Valle.

[9]Uno per tutti, si legga: Giovanni Paolo II, Messaggio per la giornata mondiale della pace 2005.

[10]Dati ufficiali che testimoniano il fallimento di qualsiasi politica per la lotta alla povertà e il suo aumento costante e indiscriminato sono pubblicati da tutte le agenzie, Banca Mondiale e ONU in primis, che non possono certo essere considerate “di parte”.

[11]Si legga per esempio il recente manifesto della “Tavola per la Solidarietà”.

[12]Alcune riflessioni più radicali rifiutano anche il termine stesso “sviluppo” che viene letto in stretta relazione all'idea di “crescita illimitata” che è alla base dell'attuale modello di sviluppo. Vogliono sottolineare che è necessario ricercare un equilibrio, non una crescita, e che occorrerà in qualche misura “decelerare” perché questo equilibrio sia possibile. Si veda ad esempio http://www.decrescita.it

[13]Per una panoramica delle diverse azioni e proposte a livello italiano rimandiamo al documento di sintesi proposto nell'ultimo capitolo.

[14]“Community care. Teoria e pratica del lavoro sociale di rete” A cura di Fabio Folgheraiter, Pierpaolo Donati, Edizioni Centro Studi Erickson, 1997.

[15] De Rita, Convegno Nazionale FIVol 1-2 ottobre 2004, "Per un nuovo volontariato quale modello di cittadinanza"

[16]Giuseppe Lumia, Convegno MoVI “Il volontariato oltre la transizione”,Cagliari , 25 aprile2003

[17]IL MoVI ha contribuito alla nascita di ”LABSUS-Laboratorio per la sussidiarietà”. Tale laboratorio, che ha sede a Roma, prevede di aprire laboratori periferici in diverse città. Nei materiali di approfondimento si possono trovare ulteriori informazioni.