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L´INTERVISTA
Parla l´assessore della Toscana Rossi, che è anche coordinatore dei colleghi delle altre giunte
Regioni, no agli antiabortisti
"Sui consultori sovranità a noi"

Convenzioni previste, ma fuori della struttura pubblica"
Offensivo che il Vaticano dica: rilasciano solo certificati per abortire
MARIO REGGIO
 

  da Repubblica - 23 novembre 2005


ROMA - «Siamo contrari alla presenza dei volontari nei consultori, perché la legge 194 prevede che si possano fare convenzioni con gli enti Locali e le formazioni sociali con l´obiettivo di contribuire a risolvere i problemi economici e sociali che spingono la donna ad abortire, ma fuori dalla struttura pubblica. Sempre che le convenzioni salvino la libertà di scelta delle donne. Per modificare questi principi dovrebbero modificare la legge. Per il momento anche la maggioranza di governo ripete di continuo che nessuno ha in mente di cambiarla. I latini dicevano "excusatio non petita accusatio manifesta". Cambino registro... «.
Enrico Rossi, assessore alla Sanità della Regione Toscana e coordinatore nazionale dei responsabili alla Salute, risponde così al ministro Storace che sta preparando un protocollo d´intesa da sottoporre alle amministrazioni locali.
Rossi, cosa pensa dell´iniziativa del ministro?
«Intendo chiarire alcuni punti fermi. In primo luogo, in base alla legge sull´interruzione volontaria della gravidanza, ogni anno le Regioni relazionano il ministero della Salute sul funzionamento dei consultori, con tanto di cifre e di analisi sugli interventi e sulla prevenzione.
È contrario all´ipotesi di Storace su un protocollo d´intesa con le Regioni?
«Ci dicano di cosa si tratta. Se il ministro vuole discutere ce lo faccia sapere, noi siamo sempre disponibili. Ma tutti i giorni se ne inventa una, non riesco a capire dove andrà a finire questa storia. In ogni caso non deve dimenticare che la competenza sui consultori spetta alle Regioni e che noi ogni anni presentiamo una relazione al ministero della Salute che serve a illustrare la situazione ai parlamentari».
Vuole lanciare un messaggio al ministro?
«Per prima cosa dovrebbe iniziare una fase di ascolto, conoscere cosa succede davvero nei duemila consultori italiani, le richieste delle donne, soprattutto immigrate ma non solo, che hanno difficoltà ad affrontare la vita quotidiana, prima di lanciare anatemi e tranciare giudizi. Non accetto che l´Osservatore Romano affermi che i consultori sono uffici che rilasciano solo certificati d´aborto. È un´offesa pesante alle donne, ai medici, agli infermieri, agli psicologi che tutti i giorni si confrontano con il dramma dell´aborto».
Il ministro vi accusa, come Regione Toscana, di aver aperto il fronte dell´acquisto all´estero della pillola abortiva Ru486. La definisce una manovra politica.
«Che sia legittimo non lo può negare. Eppure ci ha sommerso di invettive sopra le righe. Perché non si domanda per quale motivo le donne, soprattutto immigrate, arrivano alla decisione di interrompere la gravidanza? Se il sostegno alle famiglie si ferma ai mille euro al primo figlio, come prevede una Finanziaria ancora in alto mare, mi sembra poca cosa. Allora parliamo con chiarezza di educazione alla sessualità, al valore della maternità e paternità consapevole e all´uso degli anticoncezionali. Storace ne vuole discutere? Siamo a sua disposizione».
La maggioranza ripete che non pensa alle revisione della 194.
«Il modo migliore di fugare qualsiasi dubbio è applicare quello che prevede la legge: abortire o meno riguarda il rapporto esclusivo tra la donna e il medico. La politica deve fare un passo indietro. Chiedo al ministro Storace: cosa ha fatto nei cinque anni in cui ha governato la Regione Lazio? Adesso, convocando una parte e poi l´altra, oltre a lanciare messaggi politici, fa balenare che ci sia una soluzione di destra alla legge sull´aborto».


I PROTAGONISTI
Il Movimento per la vita, 20.000 aderenti e 600 sedi, è pronto ad operare nei consultori: ma servono strumenti
I volontari cattolici si preparano
"È bello quando lei ci ripensa"

Già oggi offrono sostegno, anche economico, nei Centri di aiuto alla vita: in 20 anni 50 mila nascite
"Non vogliamo essere gli unici presenti, sì anche agli islamici. E l´importante è che la scelta sia della donna"
FRANCO VERNICE

MILANO - Ogni loro passo sul palcoscenico sociale inevitabilmente divide la platea come la marcia di Mosè attraverso il Mar Rosso: da una parte gli ammiratori festanti, dall´altra gli oppositori irriducibili. Dalle loro fila dovrebbero arrivare i "vigilantes" cattolici e antiabortisti da mandare nei consultori. Sono i volontari del Movimento per la vita di Carlo Casini, i militanti temperati da anni di battaglie. Un piccolo esercito appena uscito vittorioso dal referendum sulla procreazione assistita che lo ha visto agguerritamente schierato dietro al condottiero Camillo Ruini. Ma cos´è oggi il Movimento per la vita? I dati ufficiali raccontano di un´organizzazione con 20mila aderenti sparsi per l´Italia (Milano e Roma le piazze più importanti), quasi 600 le sedi, calcolando anche i presidi dei Cav, i Centri di aiuto alla vita che del movimento sono un po´ il braccio operativo e secolare, quello che direttamente si incarica di offrire accoglienza e assistenza alle donne che ne fanno richiesta. I Cav hanno spesso sede presso gli ospedali, come la storica clinica Mangiagalli di Milano.
Dice con un mezzo sospiro e fra una chiamata e l´altra Emma, pensionata e volontaria da due anni, seduta davanti al centralino di una delle sedi: «Da noi arrivano sempre più numerose le extracomunitarie. Noi offriamo aiuto economico e psicologico a tutte. Il nostro è un lavoro in prima linea. Aiutiamo come possiamo, attraverso le assistenti sociali, oppure in solido, a seconda se si tratta di donne sole, oppure lasciate dal marito. E a fare tutte queste cose siamo sempre troppo pochi». In 20 anni di attività, i Cav avrebbero aiutato la nascita di 50mila bambini. Il loro slogan, ricorda ancora Emma, è questo: «Le difficoltà della vita non si risolvono eliminando la vita, ma superando le difficoltà».
A inventare questo slogan, è stata la psicoterapeuta Paola Bonzi che nel 1984 ha fondato il Cav della Mangiagalli e poi, a seguire un altro centro milanese, 450 metri quadrati sempre in via Commenda, davanti al liceo Berchet: «A me piace poter usare anche un altro slogan. Dire: "Oggi è nata una mamma". Perché il nostro lavoro non deve essere solo quello di far nascere i bambini, ma anche quello di aiutare le donne di fronte ad un bivio a diventare madri». Così, con un milione e 140mila euro di bilancio, questo centro non si occupa solo di donne in gravidanza, ma anche di accompagnare per mano le neo-madri: «Attualmente riforniamo di pannolini 640 bambini», sorride la dottoressa Bonzi.
Il Movimento per la vita, in questi mesi conosce una nuova espansione alimentata dall´ondata di piena referendaria. Spiega Paolo Sorbi, sociologo, ex leaderino del ´68 cattolico a Trento, ex Lotta continua ed ex Pci, presidente milanese del Movimento per la vita: «Noi siamo il cervello pensante del popolo della vita. Per noi la campagna referendaria ha rappresentato un ´68 spirituale. Sono moltissimi i giovani che oggi vengono da noi. Dovremo adeguare le nostre strutture alla richiesta del territorio che, dopo il referendum, è stata imprevista. Per noi i giovani sono una leva per andare oltre. Ora a Milano, per esempio, dovremo fare un congresso straordinario. Le strutture attuali sono assolutamente inadeguate e vogliamo diventare un movimento ecumenico basato sulla morale naturale, aperto anche ai musulmani moderati e agli ebrei».
Ma intanto sull´agenda di lavoro spicca marcato con l´evidenziatore rosso il capitolo volontari antiabortisti comandati nei consultori. Ancora Paola Bonzi: «L´importante è che siano dotati di strumenti adeguati. Poi i volontari non devono essere necessariamente cattolici. E la scelta non deve mai essere dell´operatore, ma della donna». «Il discorso della nostra presenza nei consultori è un discorso da prendere, diciamo, molto con il dialogo. Non vogliamo essere gli unici, e se ci vogliono essere gli islamici a me va benissimo. Io non ho nessun problema. Noi ci muoviamo su una dinamica multiculturale. Questa è la strategia», ci tiene a precisare Paolo Sorbi.
D´accordo, ma, concretamente, come potrebbero muoversi in un consultorio quelli del Movimento per la vita? «Potrebbero insieme agli altri operatori discutere con il soggetto che vuole abortire, con la potenziale mamma, il perché lei vuole fare una cosa negativa. Poi, se non si riesce a convincerla, per esempio anche portando i genitori, se alla fine di tutta questa fiera, la ragazza vuole abortire, che abortisca pure». Il rischio, però, è quello di castigare una donna già in difficoltà, imponendole un dibattito da Porta a Porta fra favorevoli e contrari. Sorbi non ha molti dubbi: «E´ quello che voglio. Questo è positivissimo. Più dibattiti ci sono, più la ragazza matura». E Paola Bonzi aggiunge: «L´importante è fare in modo che la scelta sia sempre della donna, mai dell´operatore. E a volte basta offrire accoglienza. Se le donne capiscono che noi possiamo accogliere una persona mai vista prima, capiscono anche che loro stesse possono accogliere il loro bambino. Ed è bellissimo, dopo un colloquio di quaranta minuti, vederle stracciare il certificato per l´aborto, fissato magari per il giorno dopo».