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disegno di legge n.66,
di recente licenziato dalla Commissione Giustizia per la presentazione all’esame
delle Camere. In particolare ha avuto risalto il tema dell’affidamento
condiviso, che attualmente rappresenta – sotto la dizione di affido
congiunto – appena l’11% dei casi.
Il disegno di legge n.66 – di cui l’on. Maurizio Paniz è primo firmatario e
relatore – sarà presentato alle Camere presumibilmente entro la fine dell’anno.
Esso comprende le proposte governative, integrate con alcune proposte della
minoranza, per la modifica di alcuni importanti articoli del Codice Civile. Esso
propone, tra l’altro, l’introduzione dell’affidamento condiviso (ad
eccezione di casi specifici in cui il magistrato avoca a sé la decisione – in
mancanza di consenso tra i genitori –) ed il ricorso ad un percorso di
mediazione presso centri pubblici o privati accreditati.
Infine, le nuove disposizioni prevedono la partecipazione diretta alle spese di
mantenimento dei figli, in ragione delle entrate dei genitori.
Le innovazioni previste produrrebbero effetti molto significativi sugli
assetti familiari e di conseguenza anche sull’organizzazione dei servizi per
la famiglia in applicazione delle norme inerenti la “Legge quadro per la
realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” (n.328/2000).
La conflittualità di coppia ed una combattiva separazione non favoriscono né la
crescita armonica della personalità dei figli, né un sereno esercizio del ruolo
genitoriale.
La verifica sul campo di questa duplice difficoltà ha evidenziato un grande
bisogno, che esige una risposta adeguata e nuova e tale risposta è stata
individuata nel riunire le forze di più figure di esperti in campo.
Non è realistico infatti immaginare che un giudice sappia e possa da solo far
fronte a tutti i problemi che presenta una coppia in fase di separazione.
Parimenti nessun psicologo o psichiatra può – attraverso la sola metodologia
clinica - aiutare la coppia a recuperare ruoli e funzioni della propria
genitorialità.
Dunque la mediazione è un percorso attraverso cui si mira alla riorganizzazione
delle relazioni familiari prima o nel corso di un processo di separazione da
parte di un terzo neutrale e con formazione specifica, che sollecitato dalle
parti – nella garanzia del segreto professionale ed in condizione di autonomia
dall’ambito giudiziario – si adopera affinché i genitori elaborino in prima
persona un programma di separazione adeguato per sé e per i figli, in cui
possono esercitare in maniera valida la comune responsabilità genitoriale.
L’obiettivo finale della mediazione familiare può intendersi realizzato quando
padre e madre, nell’interesse dei figli e loro, si riappropriano – pur separati
– della comune responsabilità genitoriale.
L’impossibilità della coppia a separarsi può contagiare gli operatori che
inconsapevolmente mettono in atto comportamenti che colludono con le
problematiche della coppia.
La coppia va perciò coinvolta in una rete di servizi che la sostenga a
differenziare la coniugalità dalla genitorialità, riappropriandosi delle
responsabilità adulte ed individuando strumenti condivisi per superare le
difficoltà e raggiungere un nuovo equilibrio di vita.
L’affidamento condiviso dei figli può dunque essere una modalità concreta
e fattiva per continuare a condividere le responsabilità genitoriali, pur in
presenza della fine del legame coniugale.